Leoni per agnelli | Recensione

LEONI PER AGNELLI (LIONS FOR LAMBS, U.S.A., 2007) di Robert Redford, con Robert Redford, Meryl Streep, Tom Cruise, Peter Berg, Michael Peña, Andrew Garfield. Drammatico. ***

È tornato il film dibattito. Leoni per agnelli è uno di quei film propedeutici alle discussioni che danno un senso alle assemblee d’istituto o agli incontri pubblici. Robert Redford rinverdisce il filone del cinema civile all’americana. Lo fa affrontando il tema dei temi dei nostri giorni, ossia la guerra e le sue ragioni, indagando sul perché di essa e quali siano le spinte che portano ad appoggiarla o meno.

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Tre situazioni, con personaggi rappresentanti le varie anime di questa America: un rampante senatore repubblicano offre alla sua giornalista di fiducia (o almeno così crede) uno scoop riguardante la nuova strategia che si adotterà in Iraq (ma non solo lì…); un professore carismatico e autunnale cerca di capire perché uno dei suoi alunni più brillanti non si faccia vedere durante le sue lezioni; due soldati in territorio bellico lottano tra la vita e la morte.

Una volta si diceva “teatro in scatola”, riferendosi a quelle commedie teatrali portate sullo schermo ma prive del ritmo e dell’armonia necessarie ad uno spettacolo cinematografico. Leoni per agnelli trova ragione di esistere proprio sul grande schermo malgrado, forse, riveli qua e là un po’ la sua natura di racconto a tesi. La sceneggiatura è firmata dallo stesso autore di The Kingdom, piena zeppa di dialoghi pungenti e brillanti, con una grinta dialettica incarnata dai sei personaggi principali.

Film di chiacchiera: potente, anche troppo. Tanti discorsi: qualcosa si perde, specie fuori dall’America. Evidente la matrice democratica, compreso nell’elogio dei ragazzi dimenticati dal Dio degli Stati Uniti d’America che credono di avere un debito di riconoscenza nei confronti del Grande Paese: darsi in pasto alla guerra per sentirsi fieri di essere di quella nazione. E tra questi giovani ci sono molti leoni, valorosi nello spirito, gettati nell’arena da inetti agnelli, ovvero i beoti promotori del conflitto – una metafora usata per descrivere la situazione del reggimento inglese durante la prima guerra mondiale.

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In un film colmo di conversazioni e ragionamenti, un ruolo fondamentale lo giocano gli interpreti. Vale la pena ricordare la luce negli occhi del sempre biondo Redford, “cattivo maestro” che instrada gli studenti verso il beau geste, la nervosità calcolata e la tensione morale della magnifica Meryl Streep fino al fascino sottile e magnetico quindi pericoloso di Tom Cruise, come giornalista e senatore impegnati in un duello all’ultimo sangue.

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