Scusa ma ti chiamo amore | Recensione

SCUSA MA TI CHIAMO AMORE (Italia, 2008) di Federico Moccia, con Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Veronika Logan, Luca Angeletti, Ignazio Oliva, Francesco Apolloni, Edoardo Natoli, Davide Rossi, Cecilia Dazzi, Francesca Antonelli, Pino Quartullo, Lorenzo Federici, Fausto Maria Sciarappa, Ilaria Spada, Riccardo Rossi, Riccardo Sardonè, Luca Ward. Commedia sentimentale. *

L’ultraquarentenne Federico Moccia si proclama cantore di una generazione di adolescenti. Perché i gggiovani (non i giovani, che sono quelli appartenenti alla normalità) sono così, come gli racconta lui. Ma ne siamo sicuri? Forse no, ma proprio forse. Cosa dice di nuovo sul “moccismo” questo esempio di blockbuster? Poca roba. Anzi, esplora con sagacia ed arguzia cosa si agita in un fulgido e depresso trentasettenne che s’innamora, contraccambiato, di una splendida diciassettenne maliziosa e intraprendente.

Un’indagine sentimentale, quindi. Scherzi a parte, il film è preoccupante. Non tanto per ciò che espone, quanto per come lo espone. L’immagine di Moccia è quella di quattro sgallettate borghesi battezzate con nomignoli tipo Niki e Olly (da Olimpia, spia del ceto sociale), che si regalano vacanze in Grecia post maturità, si concedono il lusso di pranzare con uomini che potrebbero essere i loro padri, spendono soldi a volontà, ignorano la funzione educativa della scuola (anche se, a onor del giusto, il parallelismo tra Leopardi e Totti lascia il segno), puntano solo a farlo il più presto possibile?

Il moccismo riguarda solo i gggiovani che vivono ed agiscono nella città eterna: i protagonisti dei libri (e dei relativi film) di questo ragazzone dal faccione buono altri non sono che le fotocopie di quelle anime annoiate e vacue della borghesia romana, ed è specialmente a loro che l’autore vuole parlare. Cioè delle fallaci proiezioni contemporanee della sua adolescenza.

Non solo (presunto) scrittore, ma pure regista (e dico regista), Moccia pesca in parecchie produzioni degli anni precedenti (dal Muccino prima maniera ad un certo Vanzina in salsa sentimentale), affida gli spiegoni ad una meticolosa, invadente, seriosa, persistente, insopportabile voce off di Luca Ward. Più che brutto, il film è inutile, vuoto, presuntuoso. Si scomodano perfino Whitman, Shakespeare, Balzac, Neruda e altri per nobilitare l’immondo.

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Le scene di sesso, da prima serata sono edulcorate e inefficaci. Le uniche carte che Moccia gioca bene sono nel reparto degli attori, con un dignitoso Raoul Bova, che mette in mostra fisico scultoreo, fascino e buone doti attoriali, e la folgorante Michela Quattrociocche, che in realtà sembra lontano dallo stereotipo mocciano. Si notano pure Cecilia Dazzi e Riccardo Rossi, sprecatissimi. Infine: qualcuno ha notato che più della pedofilia tranquillamente carezzata ciò che turba di più è l’infantilismo dei trentenni?

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