Umberto D. | Vittorio De Sica (1952)

Rivedere un film così a distanza di più di cinquant’anni, vien da dire come rimanga disperatamente attuale, amaramente moderno. Il frutto forse più maturo dell’esperienza neorealista è questo sensibile e quasi impietoso ritratto di vecchio pensionato che non vive, ma sopravvive in un’esistenza minata dall’economia forzata e dalla mediocrità che lo circonda.

Immagine correlata

Impiegato ministeriale in pensione, Umberto D(omenico Ferrari) è vessato dall’arrogante padrona di casa, ha un rapporto di amicizia con una servetta e si prende cura del suo cagnolino, il bastardino Flik, sottraendo a se stesso il poco cibo che passa la mensa. Dopo un goffo tentativo di suicidio, si rende conto che non può abbandonarlo. Tanto vale continuare a vivere, al limite, ma a vivere.

Da molti considerato l’estremo, sublime tentativo di ridare linfa al già decadente movimento, ne è probabilmente il più risoluto e aspro esempio, un concreto capolavoro di solidità narrativa che s’accompagna ad una messinscena volutamente scarna nella sua povera ricchezza di elementi di vita vissuta. Quel che De Sica e Zavattini cercano di comunicare è un messaggio di bene comune e riconciliazione collettiva: l’abbandono è sempre doloroso, ma quando è forzato lo è ancor di più. Tutta colpa della vita: ma che è l’unica cosa che abbiamo.

Film crudele, disincantato e imprescindibile, che fa perno su una figura finemente disegnata dal non professionista Carlo Battisti, settantenne professore di glottologia all’Università di Firenze. Il suo Umberto D(e Sica, come il padre del regista, al quale il film è dedicato) è la quintessenza dell’umanismo, investito da un’amarezza nei confronti della gente silenziosa e triste: un inchino di fronte alla scena della tentata elemosina, una delle immagini più spietate che il cinema italiano abbia mai avuto il coraggio mostrato.

Risultati immagini per umberto d.

La vecchiaia è presa per quello che è (o meglio, per quella che la si vuol far passare), un brutto, ingombrante fastidio che getta nella solitudine e nella rassegnazione chi ne viene colpito. Ma che libertà emanano le scene finali del ritrovato rapporto con Flick. E che malinconia, che malinconia.

UMBERTO D. (Italia, 1951) di Vittorio De Sica, con Carlo Battisti, Maria Pia Casilio, Lina Gennari. Drammatico. *****

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...