Grande, grosso e… Verdone | Recensione

GRANDE, GROSSO E… VERDONE (Italia, 2008) di Carlo Verdone, con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari, Eva Riccobono, Vittorio Emanuele Propizio, Andrea Miglio Risi, Martina Pinto, Clizia Fornasier, Anna Maria Torniai, Roberto Farnesi, Nicola Di Gioia. Commedia. ***

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Un film fatto per i fans, i verdoniani devoti al culto di Un sacco bello, Bianco, rosso e Verdone e Viaggi di nozze. Quarto collage della varia ed avariata umanità nostrana, è un omaggio e un commiato al cinema delle maschere che ha fatto la fortuna di Carlo Verdone, ormai diventato maturo interprete di una sua idea di commedia. Dunque il nuovo trittico non è soltanto un film ad episodi (e di solito questo genere, quando così schematico, ha l’handicap di essere disarmonico e non omogeneo), ma l’ennesima riflessione sui molti vizi e le poche virtù degli italiani medi.

Riesumando e riepilogando tre delle migliori caratterizzazioni, ecco allora la triade: Leo (già visto in Un sacco bello e memore del Mimmo di Bianco, rosso e Verdone), marito e papà scout, a causa della morte della madre, ha a che fare con una ditta di pompe funebri lugubre e sprezzante e con un fratello litigioso; l’impeccabile Callisto (derivazione del Furio di Bianco, rosso e Verdone e del Raniero dei Viaggi di nozze), insopportabile professore di storia dell’arte puttaniere e moralista (e per tre volte vedovo), spinge il timido e represso figlio Severiano a fidanzarsi con una studentessa orfanella; i borgatari Moreno e Enza Vecchiarutti (evoluzione anagrafica di Ivano e Jessica di Viaggi di nozze) svacanzano in un elegante hotel siciliano facendo emergere il loro carattere e la loro ingenuità.

Sono tre episodi che denunciano l’imperante volgarità dei giorni nostri: nel primo, i volgari sono i becchini, estremisti del cinismo; nel secondo, volgare è Callisto, che in pubblico sfodera un’aria saccente, irreprensibile, intellettuale e in privato va a prostitute insieme all’amico onorevole e maltratta psicologicamente il figlio; nel terzo, volgari sono Morena ed Enza con il loro atteggiamento popolaresco e cafone, ma in realtà vittime di loro stessi e della loro inesperienza.

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La bravura del Verdone regista si vede anche nel come riesce ad alternare diversi registri di scrittura e direzione, da un primo segmento candido, buffo e anche drammatico ad un secondo più grottesco e noir e passando ad un terzo disincantato, amaro e realista. Superata da parecchio la cinquantina, Verdone è eccezionale nell’incarnare tre personaggi così diversi tra di loro, memore anche dell’esperienza dei due Manuale d’amore che gli hanno accentuato la già evidente vena malinconica in una direzione più pessimista, caustica, feroce.

E, pur spadroneggiando senza freni inibitori come poche volte gli è capitato negli ultimi anni (oltre a Leo, Callisto e Moreno recita la parte di un onorevole e dona la sua voce ai figli e al fratello di Leo), lascia anche il giusto spazio ai suoi comprimari, da una bravissima Claudia Gerini sempre più sicura a Geppi Cucciari fino ai giovani Andrea Miglio Risi, Martina Pinto e allo straordinario Vittorio Emanuele Propizio.

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