Il miglior film di Luciano Emmer, il cui opus più celebre resta il corale e fondamentale Domenica d’agosto. Quasi a voler sottolineare un’atmosfera più intima e sommessa, se non proprio dimessa, qui entra in un’abitazione piccolo borghese (la propria? ce lo suggerisce Ennio Flaiano, cosceneggiatore poco convinto), dove una fedele e buona domestica assiste alle crisi coniugali dei suoi padroni e alla crescita della figlia di questi.
Con raffinatezza, eleganza e delicatezza, Emmer e i suoi sceneggiatori Flaiano e Rodolfo Sonego (acuti e arguti osservatori di un Paese che cambiava ma che restava fondamentalmente uguale a se stesso) indagano nelle psicologie vellutate dei personaggi della storia, ben disegnati non solo da una scrittura efficace, ma anche da attori diretti con mestiere vivace.
Gabriele Ferzetti è stato raramente così bravo negli anni cinquanta, Franco Fabrizi affina ancora una volta il suo ruolo ambiguo e Gina Busin, alla sua unica prova cinematografica, incarna con dolcezza e fermezza il personaggio che dà il titolo a questa deliziosa ed agrodolce commedia sentimentale. Primi ruoli anche per Luciana Angiolillo ed Irène Tunc: post-neorealismo rosa verso la commedia piccolo borghese.
CAMILLA (Italia, 1954) di Luciano Emmer, con Gina Busin, Gabriele Ferzetti, Franco Fabrizi, Luciana Angiolillo, Irène Tunc. Commedia drammatica. ***