Catene | Raffaello Matarazzo (1949)

A distanza di sessant’anni, Catene trasmette una tenerezza infinita. Se ai nostri nonni fece versare fiume di lacrime, a noi, nipotini l’intreccio “incatenato” non può che far sorridere. Meno improbabile de I figli di nessuno, più realistico, pur inevitabilmente datato, Catene è l’esempio più eloquente di quel cinema strappacore che era di grido nell’immediato dopoguerra: attraverso le traversie umane dei due protagonisti, il pubblico riusciva a svagarsi, e al contempo ad immedesimarsi nella storia.

L’identificazione si ha grazie alla ricostruzione dell’ambiente, perfettamente in sintonia con le esigenze economiche ed umane del popolo italiano di allora. Guglielmo e Rosa non sono ricchi e borghesi, ma umili lavoratori, proletari, non idealizzati, ma estrapolati dalla vita di tutti i giorni. La golosità macabra sta poi nell’inserirli in un contesto assolutamente fuori dal comune, tra corna presunte e delitti d’onore, gelosia a gogò e figli problematici.

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Melodramma popolare e chiassoso, il modo con cui Matarazzo (professionista del genere) orchestra l’accorato dramma è speculare ed analogo alla tecnica melodrammatica di Douglas Sirk: Matarazzo non può mostrare visivamente ciò che vorrebbe. Lascia intendere il sesso e l’uccisione del terzo incomodo, non può palesare per pudore e rispetto, si immerge nel dramma e considera le convenzioni sociali dell’epoca. La moralità e la decenza vincono sul resto.

Ciò fu. Un cinema onesto e robusto, che oggi fa sorridere per la semplicità della del tocco. Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson sono superlativi nell’incredibilità della loro recitazione. Visto oggi il finale, per la sua ingenua e perfida ragionevolezza, scatena una risata fragorosa – nonché rasserenata. Catene è ormai entrato nella leggenda grazie al romantico Peppuccio Tornatore, che lo celebra in una scena memorabile di Nuovo cinema Paradiso, in cui il maniscalco Tano Cimarosa ripete a memoria i dialoghi del film (tra l’altro, sceneggiatura non male, a cui mise mano anche Aldo De Benedetti, grande autore di commedie).

CATENE (Italia, 1950) di Raffaello Matarazzo, con Amedeo Nazzari, Yvonne Sanson, Teresa Franchini, Aldo Nicodemi, Roberto Murolo, Gianfranco Magalotti, Rosalia Randazzo. Mélo. *** ½

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