Un’estate al mare | Recensione

UN’ESTATE AL MARE (Italia, 2008) di Carlo Vanzina, con Gigi Proietti, Lino Banfi, Enrico Brignano, Ezio Greggio, Biagio Izzo, Nancy Brilli, Anna Falchi, Enzo Salvi, Massimo Ceccherini, Victoria Silvestedt, Alena Seredova. Commedia. *

Potevamo evitare il cinecocomero? Visto che i Vanzinas si prendono anche maledettamente sul serio, perché non omaggiare anche i bei tempi che furono, quelli della commedia all’italiana? Infilano una sfilza di episodi dalla consistenza di una barzelletta, introdotti da un Gigi Proietti che sembra provenire da un altro pianeta per quanto è bravo.

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Ed ecco allora l’emigrato pugliese che torna in patria per vendicarsi (un Lino Banfi patetico che è meglio dimenticare); due fanatici della Fiorentina alla ricerca di anticipazioni di mercato (ancora una volta Massimo Ceccherini si butta via come un clinex toscano); due amanti che rimangono chiusi nell’ascensore durante il ferragosto (briosi ma stanchi Nancy Brilli ed Enrico Brignano in uno dei due segmenti passabili del film che riprende Quelle strane occasioni di Comencini); un antiquario che si finge gay per ottenere ciò che vuole (una brutta copia di Vedo nudo di Risi con Biagio Izzo risaputo affiancato dalla bella Alena Seredova); un papà scafato che deve tenere il figlioletto per una giornata (un volgare ed inattendibile Enzo Salvi, supportato da un cammeo di Maurizio Mattioli, remake offensivo de Il giovedì di Risi); il marito scansafatiche della grande soprano che vorrebbe passare le vacanze con l’amante procace (Ezio Greggio ed Anna Falchi in una scialba riproposizione dei Racconti d’estate di Franciolini con Sordi); e il doppiatore smemorato chiamato a sostituire il grande attore in una Signora delle Camelie estiva (qui c’è uno strepitoso e gigionesco Proietti in un sketch di Dino Verde).

Nonostante le buone intenzioni (i Vanzina vorrebbero essere nostalgici, invano), gli episodi sembrano più che altro dei trailers dei gloriosi film celebrati (come condensare in poco più di venti minuti film dal respiro ampio e profondo). Film berlusconiano (citatissimo), figlio di quella pseudo-cultura della vacanza patinata e delle corna a tutto spiano, involontariamente è una metafora della situazione nostrana: tutto da consumare in poco più che dieci minuti. Purtroppo brilla nel cielo oscuro la stella di Proietti, attore di razza che meriterebbe ben altre occasioni per dimostrare la propria poliedrica maestria: le storpiature imprevedibili che regala nel finale sono da antologia della comicità.

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