La signora della porta accanto | François Truffaut (1981)

Che cosa è venuta a fare? È questo il dilemma che si pone Bernard, quando scopre che la sua nuova vicina di casa è Mathilde, una donna che ha amato anni prima e con la quale ha vissuto una storia turbolenta. Ora sono entrambi sposati, pare felicemente. Perché allora ricominciare a vedersi, ad incontrarsi, a far l’amore? L’equilibrio labile di questa passione non lucida e tenebrosa avrà un’ineluttabile fine tragica. È il penultimo film di quel genio di François Truffaut. Ed è il suo film d’amore più appassionato e doloroso.

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L’amore fa male, sempre, e François lo esplicita con raffinata crudezza e travolgente intensità. Tutto sommato ha l’apparenza – e forse è – una storia banale, irrimediabilmente banale, un amore che si sviluppa in modo piuttosto convenzionale – due amanti, l’ipocrisia piccolo-borghese. “Stupida”, come le canzoni d’amore che tanto piacciono a Mathilde.

Eppure ha nella sua banalità la propria dirompente forza, ed è un film che cresce a poco a poco: come una storia d’amore, ha un inizio, un centro, una fine. Inizia con le atmosfere un melò d’altri tempi, narrato dalla voce coinvolta di Odile, gestrice del tennis club; si sviluppa come un ambiguo dramma dei sentimenti; finisce come un thriller dell’anima, ma non solo.

E due parallelismi, o meglio, due storie rivelate nello stesso film hanno analogie con la vicenda: lo spettatore può cominciare a sospettare qualcosa quando, di ritorno dal cinema, Bernard e la moglie raccontano ad Odile la trama del film che hanno appena visto, che pare essere una sorta del Delitto perfetto di hitchcockiana memoria – quanti riferimenti al maestro Alfred, compresa La finestra sul cortile , ma anche come la stessa Odile ricorda i patimenti amorosi che hanno causato il proprio tentato suicidio – infatti è storpia.

Come Odile, anche Mathilde decide di farla finita, ma in modo più subdolo, ambiguo: prima sfiora l’omicidio del figlioletto di Bernard, poi finisce in una clinica psichiatrica, infine uccide l’amante. E si uccide lei stessa. Perché, come dice, ancora, Odile, l’epigrafe che dovrebbe essere scritta sulle tombe dei due amanti dovrebbe essere «né con te né senza di te». Perché La signora della porta accanto è la storia di un amore silenzioso che si trasforma in una passione folle.

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Fanny Ardant esordì sul grande schermo con questo ruolo meraviglioso. Una donna che vive i propri sentimenti e le proprie emozioni nella loro totalità, fragile e lucidamente folle nella sua travolgente passione d’amore. Gèrard Depardieu è travolgente nel ritratto essenziale e scarno di quest’uomo che riassapora sentimenti che credeva conclusi e dai quali viene devastato. I due sono strepitosi e sublimi.

LA SIGNORA DELLA PORTA ACCANTO (LA FEMME D’À CÔTE, Francia, 1981) di François Truffaut, con Gérard Depardieu, Fanny Ardant, Henri Garcin, Michèle Baumgartner, Véronique Silver, Roger Van Hool. Mélo. ****

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