Sfida senza regole | Recensione

SFIDA SENZA REGOLE (RIGHTEOUS KILL, U.S.A., 2008) di John Avnet, con Robert De Niro, Al Pacino, Carla Gugino, Donnie Wahlberg, John Leguizamo, 50 Cent, Brian Dennehy. Azione. *

Il  cinema è diventato troppo piccolo per Robert De Niro e Al Pacino? O questi due maturi signori non sanno stare più dentro questo cinema? Dopo aver consegnato alla Storia del Cinema almeno due o tre capolavori di recitazione a testa, negli ultimi anni si sono limitati a partecipare a prodotti alimentari un po’ infimi (se si esclude, almeno per De Niro, l’esperienza dietro la mdp di The Good Shepard), rintuzzando le proprie tasche e godendosi l’avvio alla senilità.

Diciamolo chiaramente, dopo Heat non hanno regalato grandi prove. In quel memorabile duello a distanza non si incontravano se non che in una sequenza, per poi ritrovarsi nello scontro finale dove il criminale romantico De Niro ci lascia le penne. Stavolta la sfida è senza regole, nel mediocre titolo italiano da action movie di quarta categoria, che vorrebbe riecheggiare il film di Mann, ma che sin dal principio lo fa rimpiangere senza se e senza ma.

Tra stolti ralenty e flashback improbabili, De Niro e Pacino (che in due fanno centoventi anni di onorato servizio sul grande schermo) tentano di demolirsi con razionale follia, cercando di infettare i propri monumenti equestri al valor cinematografico. Non sono tanto i ruoli (comunque scritti male), quanto la sciatta trascuratezza con la quale li recitano, la svogliatezza del tocco, la noia della messinscena.

un-wallpaper-del-film-sfida-senza-regole-righteous-kill-con-robert-de-niro-e-al-pacino-86323

Si pigliano in giro perché sanno di essere miti che camminano, ma al contempo non si rendono conto del male che si fanno. Ai miti non vanno concesse certe defaillance: come non devi pretendere sempre il massimo, non devi neanche ottenere il minimo da chi può raggiungere livelli buoni senza strafare. Si compiacciono (chissà quando vengono paragonati a Lennon e McCartney cosa pensano – «ma sì, in fondo siamo un po’ come loro»), citano vecchi polizieschi (Callaghan), sfoderano frasi ad effetto, hanno in mente Heat ma sanno di non avere a che fare con Michael Mann.

E i temi del film (l’amicizia maschia, la fiducia, il tradimento, l’onore), alla fine, vengono soppiantati dall’egocentrismo involontario e gigionesco del sanguigno Bob e del calcolato Al. E per risarcire la morte del criminale De Niro di Heat (non appaia ridondante una lettura parallela pur così impietosa), stavolta è il ligio Pacino a schiattare: segno dei tempi, come la violenza imperante vinca sempre, nonostante tutto.

Con qualche guizzo nel finale, con il faccia a faccia risolutorio, il film è comunque sciatto, inutile, perso e presuntuosetto. È la dimostrazione che non si può costruire un film senza sceneggiatura, senza regia, senza un’idea, affidandosi solo all’ego di due attori. Particolarmente irritante.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...