Un segreto tra di noi | Recensione

UN SEGRETO TRA DI NOI (FIREFLIES IN THE GARDEN, U.S.A., 2008) di Dennis Lee, con Ryan Reynolds, Willem Dafoe, Julia Roberts, Emily Watson, Carrie Ann Moss, Goerge Newbern, Ioan Gruffudd, Hayden Panettiere. Drammatico. ** ½

«Se non hai cura di quel che hai, non meriti di averlo». Al centro di questo melodramma familiare c’è il senso di colpa declinato in ogni sua voce. Dichiarato, non dichiarato, latente. Probabilmente ogni personaggio ha da farsi perdonare qualcosa, vuoi per responsabilità proprie e vuoi per colpe che in realtà non sono tali. La tragedia familiare, dopotutto, si presta dannatamente al gioco drammaticamente sublime del confronto impossibile fra chi non vuole ascoltare e non vuole vedere come la verità e il tempo fluiscono nel corso esistenziale.

È quasi ovvio che il perno del film sia rappresentato da un fantasma, incarnato dalla defunta Julia Roberts al cui funerale accorrono tutti i membri della famiglia: è difatti il passato il personaggio fondamentale di questo film, passato che (non) passa perché non ha fatto ancora i conti col presente e, peggio ancora, col futuro.

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Normale che il protagonista sia uno scrittore, ossia Ioan Gruffudd: lo scrittore, d’altronde, è colui che meglio immagazzina i tormenti della vita trasferendoli sulla pagina scritta, confondendo l’esperienza trascorsa con la fantasia romanzata («grazie per aver spacciato le sue memorie per un romanzo» dice Gruffudd ad un altro scrittore, personaggio molto importante nell’economia della storia).

Eppure quello che dapprincipio sembra un convenzionale racconto di segreti ed inganni (forse lo stesso titolo italiano è inesatto, perché sono moltissimi i segreti – o almeno le cose non dette – in questa famiglia) si trasforma a poco a poco in un originale storia di misteri sentimentale nascosti in una casa borghese.

C’è di tutto: l’odio del protagonista verso il padre (un tirannico Willem Dafoe), la doppia vita della perfetta madre, il rapporto tra la giovanissima zia (una Emily Watson brava ma di maniera) e il nipote, l’incomunicabilità del figlio della zia, l’uscita dall’alcolismo della moglie del protagonista (Carrie-Ann Moss un po’ sprecata) e così via. Film che si addentra nei territori del classico americano, d’attori e d’atmosfera, d’animo tormentato, eppure contraddistinto da una serenità straniante e rara. Anche perché è un film sul valore etico del perdono, che alla fine emerge, come i pesci nello specchio del lago.

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