La battaglia di Algeri | Gillo Pontecorvo (1966)

Quello che rimane il capolavoro del discontinuo e oculato Gillo Pontecorvo è un film che trasuda di pietas umana da ogni poro. Nel suo rigore essenziale e quasi documentaristico che caratterizza un andamento dinamico e coinvolgente, è un’opera che, indipendente dall’indubbio connotato fortemente politico, riesce a strappare allo spettatore quelle giuste emozioni calibrate sui registri dell’impegno civile e sociale.

Cristallizzato da un bianco/nero che entra nel profondo della storia con il piglio appassionato dell’inviato di guerra, cadenzato con l’energia di un solido war movie, ragionando sulla lezione realista di un certo cinema italiano degli anni sessanta (e, guarda un po’, la seconda unità è diretta da Giuliano Montaldo, altro seguace – forse più vivace rispetto a Pontecorvo – di quella sorta di corrente che avrà come figli anche Sacco e Vanzetti – senza dimenticare il caposcuola Francesco Rosi, che in Salvatore Giuliano e Il caso Mattei offre tra le più lucidi espressioni di questo stile), La battaglia di Algeri è un film che orgogliosamente coniuga l’impatto giornalistico a quello cinematografico: e il risultato sfiora il sublime, nella sua opportuna calibrazione tra pubblico e privato, cosmo e microcosmo, storia e dietrologia, notizia e retroscena.

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Gran lavoro di Franco Solinas, assistito nel soggetto dallo stesso Pontecorvo, che riesce ad essere didattico senza diventare didascalico, in quella direzione umana di un cinema che insegna servendosi della sua potenza narrativa.

La pietas è ravvisabile palesemente nei volti scarni e segnati degli attori non professionisti, adeguatamente utilizzati proprio per sottolineare la purezza di una storia che necessitava di interpreti casti, puri e non ancora contaminati da altre esperienze filmiche (esempio: Gian Maria Volonté, uno a caso, sarebbe stato un grande colonnello Mathieu, ma probabilmente non sarebbe stato così adatto come lo è stato Jean Martin): e alcune scene in particolare davvero colpiscono, come la corsa per strada del vecchio additato di terrorismo o le torture. Un film che si dimostra ancor’oggi dannatamente attuale, così modernamente all’altezza, assai meritevole.

LA BATTAGLIA DI ALGERI (Italia-Algeria, 1966) di Gillo Pontecorvo, con Brahim Haggiag, Jean Martin, Yacef Saadi, Tommaso Neri, Michéle Kerbash. Guerra. ****

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