Interiors | Woody Allen (1978)

Niente sorrisi sulle labbra, meno che mai risate beffarde di dissacrante poeticità. È il primo regalo che Woody Allen fa al suo pubblico più iconoclasta, forse anche il più critico e il primo sgarro a quello più rigorosamente legato alla maschera-alleniana. Il registattore non compare mai sullo schermo: sta più che mai dietro la mdp, anche perché con Interiors ha l’intenzione, la voglia, il bisogno di realizzare un canonico film d’autore nell’accezione più comune della determinazione.

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Additato di bergmanismo (nel senso di Ingmar) sfrenato, Interiors è un film teatraleggiante che si districa tra pianisequenza di estenuante forza e in primi piani riflessivi e concitati. L’associazione con il cinema dell’autore svedese è evidente (e Allen, spudorato fan di Ingmar, non la nega manco per niente), e non solo sul piano dell’immagine (quei volti femminili che si rincorrono nello spazio dell’azione, un po’ come nel melodramma più bello del cinema di Bergman, Persona, o nel più criptico, Sussurri e grida; c’è da dire che già in Amore e guerra Allen fece echi bergmaniani, ma la sostanza prettamente brillante del film quasi la metteva in secondo piano), ma soprattutto su quello tematico.

Addirittura si potrebbe osare nell’affermare che Allen anticipi il tema madre-figlia che caratterizzerà uno dei film meno personali del suo mentore (Sinfonia d’autunno), in passato però affrontato nel già citato Persona. E il trio di giovani donne che fa da coro alla storia non può che riecheggiare Sussurri e grida. Sta di fatto che in Interiors Allen vuole offrire un qualcosa di diverso a ciò che aveva esposto fino ad allora, Bergman o meno.

Il film non è riuscitissimo, qua e là manifesta una lentezza forse eccessiva, ma si riscatta con una seconda parte elettrizzante. E sostenuto da una sceneggiatura tutto sommato ben calibrata, Interiors cresce a poco a poco nella sua escalation di emozioni apparentemente asettiche, ma in realtà ardenti. Il gruppo di famiglia in vari interni ha le sue biforcazioni intellettuali dominate dalle conseguenze dei sentimenti: l’occhio di Allen è distante e al contempo immerso nelle dinamiche dei personaggi.

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Amante com’è sempre è stato, commedia o dramma non importa, del mestiere dell’attore e dei professionisti della recitazione, regala, specialmente alle donne del film, ruoli raffinatissimi di autunnale sensibilità: almeno Geraldine Page e Maureen Stapleton hanno una manciata di grandi momenti; specie la prima, che regna in un finale di sommerso tormento assieme ad una Diane Keaton ottima.

INTERIORS (U.S.A., 1978) di Woody Allen, con Diane Keaton, Mary Beth Hurt, Geraldine Page, Richard Jordan, E. G. Marshall, Maureen Staplepton, Sam Waterson, Kristin Griffith. Drammatico. ***

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