XVIII Scrittura e Immagine | Il primo giorno d’inverno | Recensione

IL PRIMO GIORNO D’INVERNO (Italia, 2008) di Mirko Locatelli, con Mattia De Gasperis, Michela Cova, Andrea Semeghini, Alberto Gerundo, Giuseppe Cederna. Drammatico. *

Passato alla sezione Orizzonti della Mostra di Venezia, Il primo giorno d’inverno è un film senza orizzonte. Privo di qualunque significato, che non trova le basi su cui appoggiarsi, sprovvisto di una sceneggiatura perlomeno credibile, ben definibile con una parola: ridicolo. Vorrebbe essere un racconto di formazione alla Dickens, alla Truffaut, alla Olmi, ma finisce soppresso dalla propria pretenziosità: è soltanto un’accozzaglia di luoghi comuni messa in piedi con l’esile struttura del cinema dilettantesco.

Locatelli è un esordiente e dobbiamo essere indulgenti con lui. Ma, sinceramente, è difficile rimanere impassibili di fronte all’estenuante uso di piani sequenza inutili e banali, di movimenti di macchina che aspirano all’intimismo e si limitano alla mano amatoriale dei filmini della cresima. C’è una fotografia che colora cupamente le già abbattute scene che scorrono con l’ambizione di realizzare un racconto di psicologica fattura, ma che risulta essere infine l’unico punto a favore della pellicola.

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Non è un film semplice, come si ostinano a dire certi commentatori: è un film confuso, sostenuto su uno script che regala dialoghi scontati e al limite della lucidità, organizzato con freddezza ingannevole. Non è un film lineare, come, ancora una volta, continuano a sostenere alcuni critici: se la vera morale del film è che il ricatto non può essere il vero riscatto dell’esistenza (e così la vendetta), non si capisce, allora, se sia una discesa agli inferi o una scalata alla redenzione dell’animo.

Non è un film lineare perché non si comprende perfettamente quale sia la reale ragione di esistere dell’opera. La latente omosessualità del protagonista e la celata omosessualità dei suoi compagni sono vissute quasi come delle condanne, delle vergogne: sono atteggiamenti intonati con il sentire di un Nord profondamente arretrato, e penso che i due ragazzi che si masturbano sotto la doccia della piscina potrebbero essere rappresentanti di quella borghesia leghista che ipocritamente vive i vizi privati e le pubbliche virtù.

Il primo giorno d’inverno è un bellissimo titolo: evocativo, speranzoso, aperto. Peccato che un buon titolo non accompagni un film altrettanto bello. È un esordio irritante, di una comicità involontaria (il pubblico in sala ha spesso riso: e non mi pare che il film sia una commedia), seccante, sgangherato.

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