Due partite | Recensione

DUE PARTITE (Italia, 2009) di Enzo Monteleone, con Margherita Buy, Paola Cortellesi, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Carolina Crescentini, Valeria Milillo, Claudia Pandolfi, Alba Rohrwacher. Commedia drammatica. **

Quattro donne attorno ad un tavolo (la pianista insoddisfatta Margherita Buy, la partoriente ed ingenua Isabella Ferrari, la perbene e caramellosa Marina Massironi e la tagliente mogliamante Paola Cortellesi). Giocano a carte, non si capisce bene a che gioco (forse una Scala 40, perché i tempi sono troppo lenti per un Burraco o un Bridge), e (s)parlano di se stesse. Sono figure di un 1964 annoiato ed euforico, ancora troppo borghese per non essere ipocrita.

«Le canzonette, la musica da ballo, servono a conservare la memoria del passato, più della musica colta, per quanto sia bella» diceva Proust, e infatti qui i sentimenti e i turbamenti delle quattro signore dai vestiti pastello e i colori morbidi sono sottolineati da Mina, monumentale cantrice degli umani sensi: più vintage di così (Se telefonando su tutte, ormai diventata la vera colonna sonora di quegli anni).

Poco meno di quarant’anni dopo, al funerale di una di loro, si incontrano di nuovo le loro figlie, ancora più depresse (e deprimenti) delle già nevrotiche madri: Carolina Crescentini, pianista come la madre con marito opprimente; Valeria Milillo, che ha le smanie di maternità come la madre Massironi; Claudia Pandolfi, cinica ma romantica come la Cortellesi; e l’orfana Alba Rohrwacher, impaurita dalla vita sulle tracce della madre.

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Dalla commedia di gran successo di Cristina Comencini, questo film teatrale suddiviso in due situazioni (atti) stilisticamente differenti (intervallati solo dalla tumulazione di Isabella Ferrari, in cui compaiono le protagoniste del primo atto invecchiate) fila via sciolto e disinvolto, nonostante sia indubbia l’artificiosità del tutto (sviluppare tre quarti d’ora al cinema senza una storia ma contando solo sui dialoghi è arduo e difficile), senza tuttavia lasciare un segno profondo.

Qualche battuta resta, com’è ovvio in un film che si basa essenzialmente sulla sceneggiatura eccessivamente femminista («Per un uomo il sesso è meno importante del Natale», «Prima che il letto, il coltello, l’ago di spilla e il balsamo ci inchiodassero in questa parentesi»), ma Enzo Monteleone non lascia una impronta personale su questa semplice trasposizione cinematografica che non aggiunge nulla alla messinscena teatrale. Cast femminile di lusso, con tutte brave attrici, ma con una menzione speciale ad una splendida Paola Cortellesi: commovente la sua apparizione al cimitero, proiezione anziana dei suoi anni migliori, divorata dall’Alzheimer.

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