Porte aperte | Gianni Amelio (1990)

Il giudice a latere è Leonardo Sciascia. Ripetita iuvant, specie se trattasi di un concetto essenziale come la condanna della pena di morte già affermato in tempi non sospetti dai Verri e Beccaria. Con la differenza che Sciascia non ha vissuto l’epoca in cui fu pubblicato Dei delitti e delle pene, bensì il Novecento.

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Cosa è cambiato in circa tre secoli? Nulla: uomini che si arrogano il diritto (anzi, il dovere) di uccidere qualcun altro in nome del bene di uno Stato ce ne sono ancor’oggi (basta pensare a molti paesi dei liberissimi Stati Uniti), e noi italiani stessi ne abbiamo conosciuti fino a pochi decenni fa. Illuminista illuminato dal bisogno di civiltà, Sciascia prende in esame una storia esemplare per far comprendere tre punti di vista: il giudice a latere contro il principio del reato condannato con la morte; il colpevole a favore della pena a cui è destinato, anche lui, per principio e un ideale (anche lui ha le sue ragioni); e il giudice che dapprincipio non nutre dubbi sull’esecuzione per ovvia attuazione del codice. Inutile a dirsi che la bandiera radicale (nel senso del partito) di Sciascia batta per il personaggio di Volonté.

Con Porte aperte (un concetto controverso nell’ottica siciliana, se andiamo a scavare, essendo la Sicilia una terra di sotterfugi sì, ma talmente indicibili per paura e rispetto coatto che si possono tranquillamente esibire alla luce del sole), Gianni Amelio realizza uno dei film più civili del cinema italiano (scritto assieme a Vincenzo Cerami e all’allora giovane Alessandro Sermoneta: script premiato col Ciak d’oro nel 1991): porta con sé una causa, un’istanza profonda, e la storia che lo sostiene è l’inevitabile sviluppo dell’idea al centro della scena.

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Mai un minuto è fuori luogo, sempre coerente con la sua tesi di fondo nello svolgimento della vicenda (e se vogliamo anche nell’equilibrio con cui dà voce ai vari punti di vista, certamente ponendo la lente di ingrandimento sul protagonista), tutto affrontata con solida serietà, rigore espressivo, ma anche rappresentando le contraddizioni di una terra come la Sicilia (nel fulgore dei suoi bagliori stagionali), una volta tanto in Sciascia presa non necessariamente per i suoi connotati specifici mafiologici.

È un altro capitolo del cinema umano e dalla parte dell’opposizione di Amelio, che può contare sulle ottime prove dei suoi protagonisti: non solo lo stupefacente Ennio Fantastichini e Renato Carpentieri, ma soprattutto il magnifico (e magnetico) Gian Maria Volonté, sobrio e pacato eppure determinato, un uomo giusto.

PORTE APERTE (Italia, 1990) di Gianni Amelio, con Gian Maria Volonté, Ennio Fantastichini, Renato Carpentieri, Renzo Giovampietro, Tuccio Musumeci, Silverio Blasi. Drammatico. ****

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