La dea dell’amore | Woody Allen (1995)

Con l’ironia feroce e sapida che lo contraddistingue, il mitico Woody è uno dei pochi cineasti che riesce a sorprendere ogni volta pur ripetendosi, anche quando sembra non dire niente di nuovo. La dea dell’amore è una delle commedie più divertenti del decennio, nonché una delle migliori dell’itinerario alleniano. Le ragioni del successo sono svariate. La sua manifestazione più palese è la geniale idea dell’inserimento del coro greco, sullo sfondo dell’evocativa e splendida Taormina.

Così ecco che si genera la tragedia, che poi non è manco per niente una tragedia, e la sua destrutturazione: Allen smonta la classicheggiante impostazione del teatro e infila nelle bocche delle varie maschere parole sboccate e stranianti, spostando la loro unità d’azione nella contemporaneità. Morale: gli antichi avevano già capito tutto. Noi moderni ci limitiamo a rimaneggiare una materia già impastata abilmente.

Ecco perché c’è il trasferimento sia fisico che mentale del corpo e della mente di Woody, e di altri personaggi a ruota, in quell’universo, ed ecco come si spiega le toccate e fuga di quelle maschere nei giorni nostri. Il rifarsi a quel mondo classico è quanto di più ironico Allen possa permettersi di presentare.

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E sempre sulla vena dell’ironia scorre il fluido della storia, basata sull’adorabile ossessione di riscoprire le radici per sfidare una crisi. Il desiderio di paternità si scontra con il dovere morale di mettere al corrente la genitrice, e le conseguenze, essendoci di mezzo il Woody più brillante, sono dissacranti. Due scene da mandare a memoria: la scelta del nome del bambino («chiamiamolo Groucho!» propone Woody) e l’incontro con la madre naturale, diventata pornodiva con il nome di Linda Orgasm (!!).

Ma in un film dove a contare è soprattutto la frizzante e felice sceneggiatura, non si può tacere sugli sferzanti dialoghi («Lei deve sentire la sua sintassi» dice Allen ad una maestra riguardo il figlio adottivo; «Chi comanda fra te e la mamma?» chiede il piccolo, «Chi comanda? E c’è da chiederlo? Non lo sai chi comanda fra me e la mamma?» ribatte il padre, «No», «Io comando, ok? La mamma… la mamma prende solo le decisioni… e c’è una differenza tra… cioè, la mamma dice cosa dobbiamo fare… e io, poi, ho il controllo assoluto del telecomando!»). La messinscena è pressoché perfetta, accarezzata dalle luci avvolgenti del fido Carlo Di Palma e corredata da musiche azzeccatissime. Una perla degna della bellezza di Afrodite.

LA DEA DELL’AMORE (MIGHTY APHRODITE, U.S.A., 1995) di Woody Allen, con Woody Allen, Mira Sorvino, Helena Bonham Carter, Peter Weller, F. Murray Abraham, Olympia Dukakis, Michael Rapaport, Claire Bloom. Commedia. ***

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