La visita | Antonio Pietrangeli (1963)

All’annuncio matrimoniale della florida Pina (detta dai suoi compaesani padani “la culona”) risponde Adolfo, volgare e laido commesso romano. Dopo l’iniziale illusione di una vita insieme, la Pina si rende conto a poco a poco che l’uomo è giunto a casa sua solo in caccia di dote e comodità.

Assolutamente deliziosa e straordinariamente amara, questa commedia di Antonio Pietrangeli rappresenta una pietra miliare del cinema degli anni sessanta per almeno tre motivi. Il primo è che uno dei pochi film italiani che sa raccontare un personaggio femminile, andando nella profondità di un mondo fatto di grandi sogni d’amore alimentati da allegre noie e un attimo dopo dalla consapevolezza di tristi disincanti, col contrappunto dello squallore maschile (non a caso metropolitano).

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Il secondo è che si tratta di una delle cosiddette commedie all’italiana più taglienti ed agrodolci, forse accostabile, non per temi ma per uggia, solo a Il sorpasso di Risi, preciso nell’illustrare quella provincia bigotta e dispettosa dove il boom economico è un dettaglio irrilevante, un esotismo da rotocalco.

E il terzo si chiama Sandra Milo, alla migliore prova d’attrice, fantastica nel disegnare un personaggio con morbidezza e spontaneità, col sedere rafforzato, gli occhi buoni e i movimenti sgraziati di un cuore puro. Accanto a lei, l’enorme François Perier, che talmente disgustoso, viscido, arrivista, cinico finisce per esaltare il candore per contrapposizione.

Un film splendido e malinconico, intimamente femminista senza doveri ideologici che non siano connessi alle evocazioni di uno spirito balzachiano, che descrive un breve incontro tristemente ordinario con la delicata crudeltà del flashback (lavoro immenso degli sceneggiatori Pietrangeli, Ruggero Maccari ed Ettore Scola, ma anche del montatore di Eraldo Da Roma).

LA VISITA (Italia, 1963) di Antonio Pietrangeli, con Sandra Milo, François Perier, Gastone Moschin, Mario Adorf, Didi Perego. Commedia sentimentale. ****

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