Che bella giornata | Recensione

CHE BELLA GIORNATA (Italia, 2011) di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Nabiha Akkari, Rocco Papaleo, Isabelle Adriani, Ivano Marescotti, Tullio Solenghi, Anna Rita Del Piano, Herbert Ballerina, Michele Alhaique. Commedia. ** ½

Perché sta incassando l’ira di dio? Perché Che bella giornata è il film più redditizio del cinema italiano di sempre? Facendola semplice: fa ridere. Checco Zalone è il raro caso di comico televisivo capace di passare senza dolore sullo schermo, mantenendo intatta la propria forza. C’è chi s’indigna vedendo i numeri che sta registrando al botteghino il film di Nunziante, ma francamente non se ne capisce davvero il motivo.

Contiene tutti quegli elementi di cui i cinepanettoni (ossia quei film che fino a pochissimo tempo fa erano padroni del box office) erano privi. La storia sta in piedi, in bilico tra il fumetto e il comico puro, è in mano ad un personaggio totalmente assurdo, ignorante ma tenero, vanitoso ma vitale, che riesce a mettere in ridicolo cose che in molti film italiani sarebbe impensabile proprio vedere rappresentate: il nepotismo, la benemerita, il sistema di familismo fatto di assunzioni sospette ma manco tanto, il terrorismo islamico, le tradizioni strapaesane, la chiesa, il confronto con le altre religioni.

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La volgarità latita, compresa quella intellettuale di cui è farcita il boldidesichismo e certo vanzinismo, per lasciare spazio ad un umorismo stralunato ma con i piedi per terra, inanellando gags molto efficaci e onestamente irresistibili (si stenta a non ridere di gusto, complici anche comprimari di lusso molto divertiti come Ivano Marescotti e Rocco Papaleo e il ritrovato Tullio Solenghi).

Ci si diverte, molto. Il berlusconismo non c’entra niente, e non perché Checco piaccia a Vendola o qualcosa del genere: se il Berlusconi dentro di noi è oramai quasi inevitabile, qui almeno Berlusconi è fuori, allontanato, perfino ripudiato se uno ci riflette (tutto il checcozalonismo non c’azzecca nulla col berlusconismo, ma sarebbe un discorso troppo lungo). Per una volta non buttiamola in politica: il film fa ridere, rilassa e lascia un bel ricordo. Che poi abbia incassato un botto di soldi può far solo piacere.

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