Tre fratelli | Francesco Rosi (1981)

Generalmente considerato uno dei risultati di Francesco Rosi meno convincenti, Tre fratelli – che s’ispira ad un racconto di Platonov – è tuttavia un film dignitoso e, pur lontano dagli exploit del regista, ebbe un certo riscontro all’estero, ottenendo perfino la candidatura all’Oscar per il miglior film straniero, l’unica della carriera del regista.

Film allegorico ed intimista in cui la Storia contemporanea e in particolare gli anni di piombo entrano tra le silenziose mura domestiche di una vecchia casa pugliese, intreccia il privato dei tre fratelli meridionali, emigrati al nord e tornati al capezzale della madre, con il pubblico dei tre uomini incarnanti altrettante istanze diverse (un giudice che si oppone al terrorismo, un professore militante tra i carcerati minorenni e un operaio comunista cassintegrato).

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Il vecchio padre votato al silenzio e al dolore testimonia un Sud operoso e consapevolmente carico di pathos: ha il volto scavato, vissuto, senile del magnifico Charles Vanel. Retto dai faccia-a-faccia tra i fratelli, si perde quando Rosi calca la mano, non riuscendo sempre a calibrare gravitas e retorica. Apice è lo straniante sogno con Vittorio Mezzogiorno (il più bravo e magnetico) in mezzo alla spazzatura tra i bambini carcerati, con Je so’ pazz’ di Pino Daniele in sottofondo.

TRE FRATELLI (Italia-Francia, 1981) di Francesco Rosi, con Philippe Noiret, Michele Placido, Vittorio Mezzogiorno, Charles Vanel, Maddalena Crippa, Andréa Ferréol, Marta Zoffoli, Pietro Biondi, Tino Schirinzi, Simonetta Stefanelli. Drammatico. ***

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