Contagion | Recensione

CONTAGION (U.S.A., 2011) di Steven Soderbergh, con Marion Cotillard, Matt Damon, Laurence Fishburne, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet, Bryan Crantson, Jennifer Ehle, Elliott Gould, John Hawkes. Thriller. ** ½

Non a caso, caos è l’anagramma di caso. Sarà pure un giochetto di parole, ma all’origine del kolossal d’autore di Soderbergh c’è questo principio tanto semplice quanto inquietante: cosa potrebbe capitare se il pipistrello sbagliato incontra il maiale sbagliato? Un’epidemia devastante. Con la consueta tranquillità perversa che tanto cinema americano ci ha insegnato ad amare con febbrile impossibilità, Contagion, nonostante autorevoli commentatori lo neghino, ricicla il filone catastrofico che ha un certo successo dgli anni settanta e lo declina con abilità secondo le consuetudini del terzo millennio.

Sfruttando la sempreverde paranoia che spunta allegra ogni qualvolta si mettono in mezzo circostante sanitarie che potrebbero causare la nostra morte lenta e dolorosa, il film cammina a passo di gambero e cerca di centrare il bersaglio della paura con estrema nonchalance, scordandosi però di unire all’indubbia perizia di una sceneggiatura zeppa di linguaggio medico, francamente incomprensibile ma estremamente affascinante nella sua misteriosità, elementi realmente coinvolgenti e finanche commoventi (è grave che nemmeno la morte del figlioletto di Gwyneth Paltrow ci procuri il benché minimo bisogno di piangere): il film risulta così incomprensibilmente freddo, sicuramente interessante ma anche vagamente inefficace.

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Sarà che alla fine questo Inferno di cristallo (archetipo del catastrofismo americano all stars) impastato con Erin Brockovich e A civil action e girato come Traffic non è né carne né pesce, né blockbuster (i sei divi coinvolti sono in gita premio e giocano di rimessa, specialmente uno sciapito Matt Damon e il sornione Jude Law e forse esclusa solo una Kate Winslet comunque di maniera – domanda ai doppiatori italiani: perché vi ostinate a doppiare i francesi con ridicolo accento alla Clouseau?) né film d’impegno civile (poco equilibrio tra denuncia e spettacolo), ma solo un dignitoso prodotto di un autore ultimamente interessato più al meccanismo che alla meccanica. Morale: la scienza dà risposte limitate alle nostre possibilità.

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