Pasolini, un delitto italiano | Marco Tullio Giordana (1995)

Pasolini, un delitto italiano sta tutto nel titolo. C’è il protagonista – o meglio: il suo cognome, la sua storia, la sua presenza che si fa assenza sul quale si fonda il film. E c’è il suo omicidio: “italiano”, ovviamente come la nazione ma anche per tutto ciò a cui allude di oscuro, misterioso, losco. Marco Tullio Giordana e i suoi sceneggiatori Stefano Rulli e Sandro Petraglia vogliono parlare del perché di questo delitto non conosciamo, e, probabilmente, mai conosceremo la verità.

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Appoggiandosi alla biografia di Enzo Siciliano edita da Giunti, vogliono trasmettere la scomodità di un intellettuale sovversivo sia quando trasportava nelle pagine delle sue opere tutta la cruda verità delle borgate romane, sia quando dal tempio borghese del Corriere della Sera lanciava attacchi ai potentati democristiani. Ma intendono far emergere anche ilm conflitto con se stesso, il cattolicesimo e l’omosessualità, il comunismo senza tessera, l’ostilità di una società sempre più mediocre e conformista.

Del suo omicidio, come si sa, fu accusato un “ragazzo di vita”, Pino Pelosi. E andava bene così: accusare uno straccione per evitare ricerche più precise e profonde e farla passare come una cosa tra froci. Districandosi in un contesto fatto di depistaggi, omissioni, menzogne e mezze verità, Giordana eccede in schematismi ma indovina l’intuizione di non far interpretare Pasolini da un attore (eccettuata la scena della morte), delegando la sua evocazione alle immagini di repertorio: in una messinscena didascalica con attori più simbolici che mimetici, è una scelta intelligente.

Docudramma o film-inchiesta, si serve anche di finte rappresentazioni d’epoca, mischiando la realtà con la verosimiglianza, personaggi esistiti veramente ed altri dei quali è intuibile l’esistenza, figure funzionali che hanno l’obiettivo di condurre lo spettatore nella torbida vicenda. Si rischia qualche volta di non seguire bene tutti i passaggi, ma ogni qualvolta s’avverte la sensazione la sceneggiatura, che evita digressioni ma non la retorica., interviene nel ristabilire l’ordine.

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Cecilia Zanuso l’ha montato con cura e precisione, aiutando la fluidità dell’inchiesta, mentre Ennio Morricone, già collaboratore di Pasolini, fornisce un commento serrato. Nel cast non deludono gli avvocati Giulio Scarpati, Claudio Bigagli e Antonello Fassari, Claudio Amendola e Ivano Marescotti, ma a sorprendere è il povero Carlo De Filippi (Pelosi). Camei di Umberto Orsini (un alto magistrato), Andrea Occhipinti (Furio Colombo) e della sempre dolce Adriana Asti (una maestra). Su tutti, però, spiccano la ruvida incisività del magistrale Toni Bertorelli nei panni dell’immaginario ispettore Pigna e l’altera finezza di Massimo De Francovich come medico legale.

PASOLINI, UN DELITTO ITALIANO (Italia-Francia, 1995) di Marco Tullio Giardana, con Carlo De Filippi, Nicoletta Braschi, Toni Bertorelli, Giulio Scarpati, Claudio Amendola, Andrea Occhipinti, Victor Cavallo, Rosa Pianeta, Massimo De Francovich, Umberto Orsini, Biagio Pelligra, Antonio Petrocelli, Ivano Marescotti, Claudio Bigagli, Antonello Fassari, Paolo Graziosi, Giacomo Piperno, Adriana Asti. Storico drammatico. ** ½

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