Recensione: Vita di Pi

VITA DI PI (LIFE OF PI, Cina-U.S.A., 2012) di Ang Lee, con Suraj Sharma, Irrfan Khan, Tabu, Rafe Spall, Gérard Depardieu, Adil Hussain. Avventura. ***

Cinema del meraviglioso, terzo millennio. Romanzo di formazione in purezza: affondata la nave presa per raggiungere il Canada, dove il padre ha deciso di trasferirsi per vendere lo zoo, il giovane Pi sopravvive al naufragio ed è costretto a sopravvivere, su una scialuppa, con Richard Parker, il più temuto animale dello zoo. Ovvero: superare l’ostacolo per diventare grandi, come nel più classico schema del genere ma in un contesto del tutto singolare.

Sulla scia delle antiche coinvolgenti esperienze visive de Il 7° viaggio di Sinbad e Kim, Vita di Pi eredita lo spirito di quel cinema che ricerca essenzialmente la cifra di uno stupore mai sperimentato prima, dove il film è una macchina spettacolare al servizio del racconto. Scegliendo l’immensità dell’oceano come luogo emblematico della solitudine di ogni coming of age adolescenziale, resa evidente da un ambiente lontano dal mondo ma che di quello stesso mondo rappresenta ogni problematica, il film si propone anzitutto allo sguardo innocente di un pubblico omologo all’anagrafe del protagonista.

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Versatile, curioso, abilissimo regista sempre disponibile a rinnovare la propria immagine, Ang Lee si misura nuovamente con il concetto di favola – già diversamente declinato ne La tigre e il dragone ed Hulk – ma stavolta lo fa lavorando sulla limpidezza del genere letterario. Ha raccolto un progetto lungamente accarezzato da altri autori, tratto dal fortunato ed omonimo romanzo di Yann Martel, e ha trovato l’occasione di raccontare una storia senza tempo con le ultime possibilità del progresso tecnologico.

E sono proprio i mirabolanti effetti speciali a permettergli di mantenere e coltivare una trasparenza narrativa davvero classica, mettendo al centro due personaggi se non iconici comunque esemplari, nuotando tra sogno e realtà in una dimensione prettamente favolistica che chiede al pubblico un’empatia disposta ad accettare anche i messaggi più apodittici e i discorsi meno eccentrici, le letture più didascaliche e i passaggi meno imprevedibili. Avventura popolare voleva essere e tale si manifesta.

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