Retrò | Morte in Vaticano (1982)

Marcello Aliprandi è uno di quei registi sempre rimasti a metà del guado, mai esplosi e mai implosi. Al suo attivo, due film discreti (il fantascientifico La ragazza di latta e Corruzione al palazzo di giustizia da Betti), qualche robetta senza infamia e senza lode e questa trasposizione cinematografica di un romanzo spagnolo ispirato alla morte di Papa Luciani, episodio che ha scatenato parecchi film, saggi, romanzi o fantasie.

Al di là del delirio narrativo e delle dietrologie di seconda mano (i complotti dei cardinali integralisti), il film veramente brutto perché la messinscena è di quarta categoria (le visioni del pretino sono a metà tra un fumetto e un b-movie, ma il massimo è la corsa al rallenty), la sceneggiatura è da rotocalco e la confusione regna involontariamente sovrana.

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Più che un’occasione mancata (che comunque è, in fin dei conti), è un greve peccato di presunzione che affonda nella retorica e nella banalità, con un finale non soltanto prevedibile (ovviamente lo si aspetta dall’inizio) ma anche scontato in tutto e per tutto. A parte un acerbo Fabrizio Bentivoglio a cui, senza tanti giri di parole, non gliene può fregar de meno, c’è un Terence Stamp che gigioneggia alla grande (e come non si potrebbe alle prese col papa?).

MORTE IN VATICANO (Italia-Spagna, 1982) di Marcello Aliprandi, con Terence Stamp, Fabrizio Bentivoglio, Gabriele Ferzetti, Paula Molina, José Luis Lopez Vázquez. Thriller. *

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