Colpo di Stato | Luciano Salce (1969)

Ha avuto una certa eco negli ultimi giorni in seguito alla tragicomica situazione politica scaturita dalle ultime elezioni politiche, ma per quarant’anni non se l’è filato nessuno. È il film maledetto di Luciano Salce, uno dei più poliedrici e dimenticati funamboli dello spettacolo nostrano, attore sopraffino e regista non di rado capace di acuti inattesi (a parte il celebratissimo dittico dei primi Fantozzi e il memorabile Il federale, è opportuno citare opere rimosse ed eccellenti come La voglia matta e Basta guardarla), che nel lontano 1969 ebbe l’ardire di mettere un scena un’anomala e spericolata operazione di pura fantapolitica proiettandosi tre anni dopo, cioè durante le successive elezioni. Che vengono inspiegabilmente vinte dal Partito Comunista, gettando nel panico i partiti di governo (ossia i democristiani), il Vaticano e la tv di stato.

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Non si svela nulla dicendo che alla fine i comunisti decidono di appoggiare i brogli elettorali dei democristiani: l’opposizione deve restare tale e non può, non deve e non vuole permettersi di vincere. D’altronde siamo pur sempre il paese dei gattopardi.

È un film sicuramente intricato ed intrigante, abbastanza distante dal cinema spesso praticato da Salce, e non serve un esegeta della dietrologia per capire il motivo per cui non sia stato né un successo di pubblico né sia stato messo in circolazione negli anni a venire: scomodo per i democristiani (che ci fanno la figura, non troppo lontana dalla realtà, dei truffatori), scomodo per i comunisti (che dal canto loro passano per pusillanimi e complici), scomodo per Salce (che non poteva permettersi di sporcarsi le mani in questo modo: lo stesso Monicelli, più celebrato di lui, ebbe qualche problema con Vogliamo i colonnelli).

Al di là del suo valore storico e della sua capacità profetica (ah, i commedianti di una volta!), non è un film totalmente riuscito: troppo disordinato, quasi delirante (forse volontariamente), non sempre fluido. Allo stesso tempo, Salce osa certe scene di sesso abbastanza spinte e, vivaddio, realistiche senza essere porno (con la ragazza che fissa il telegiornale) e, va da sé, una tematica con cui ci si poteva facilmente bruciare le mani.

Un’occasione parzialmente mancata, ma non facile da realizzare all’epoca (che comunque oggi sarebbe impensabile). Attori sconosciuti, budget probabilmente ai minimi termini: da riscoprire, comunque, per capire come riusciva il nostro cinema a pensare un po’ più in grande.

COLPO DI STATO (Italia, 1969) di Luciano Salce, con Raffaele Triggia, Alberto Plebani, Amedeo Merli, Leo Talamonti, Silvano Spadaccino, Orchidea  De Santis. Grottesco. ** ½

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