Demoni e dei | Bill Condon (1998)

James Whale, regista. Lo conosciamo attraverso la sua creatura più celebre, Frankenstein, a cui donò lunga vita cinematografica grazie all’alchimia instaurata con Boris Karloff. Frankenstein, l’uomo mostruoso in cui venne inserito un nuovo cervello e la storia la sappiamo. Come il personaggio creato da Mary Shelley, anche James – detto Jimmy – vive un’esistenza tormentata dominata dalle illusioni e dagli inganni della mente.

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E, infatti, c’è il James Whale “uomo” al centro della scena: il vecchio abbandonato dalla buona società hollywoodiana, assistito amorevolmente dalla rigorosa governante, sospeso tra passato e presente nel limbo dell’incomunicabilità. È omosessuale, Jimmy, è stato uno dei pochi a palesarlo e a non vergognarsene – mica come il tanto citato George Cukor, i cui festini avvenivano nell’oscurità dell’ipocrisia, e forse è per questo che ha dovuto pagare nella stagione ultima un irrequieto isolamento (anche volontario, certamente).

A dar voce ai suoi ultimi giorni è Bill Condon, che ha disegnato il protagonista con romanzesca intelligenza, privandolo qualunque schematismo stereotipato, affondando nelle psicologie dei suoi personaggi. Se la sceneggiatura si presta del punto di vista emotivo di Jimmy, è in realtà attraverso il giovane giardiniere Clayton che Condon esplora l’universo whaliano: lo smarrimento un po’ spaurito e un po’ rapito dell’aitante ragazzo è assemblabile all’ammirazione straniante di Condon nei confronti di Whale.

Sulla dimensione epica che avvolge il corpo e l’anima di Jimmy come è rappresentato nel film si potrebbe disquisire per ore. È uno di quei casi in cui l’invenzione narrativa subentra sulla filologia biografica. Non è un biopic nel senso canonico del termine, eppure si sviluppa con uno stile classico che gli permette di passare per quel che in realtà non vuole essere. E come in ogni biopic c’è il passato schivato e rimosso che ringhia furioso al crepuscolo dell’esistenza per chiedere il conto: è un passato che ritorna mediante emozioni, visioni, apparizioni, sensazioni. Un andirivieni tra realtà e reminescenza che ha il passo autunnale del canto del cigno.

«L’odio è l’unica cosa che mi ha tenuto in vita», afferma con la dura amarezza di chi sa di aver già detto di tutto quel che gli è stato concesso, ma non tutto quello che avrebbe voluto. Dibattuto tra essenza ed apparenza, timoroso della visita del passato e inquieto nella contemplazione della contemporaneità, il Jimmy Whale di Demoni e dei è un personaggio di caratura notevole degno di un romanzo ibrido in cui si mischiano Dostoevskij (per l’angoscia dell’azione) e Moravia (l’inadeguatezza dell’abitare il proprio contesto sociale), l’Oscar Wilde di Dorian Gray (nell’estetismo intrinseco dell’essere (di) Whale) e un certo Poe (per le atmosfere cupe ed ombrose).

È un perverso? No, è un uomo che ha desiderato per tutta la vita di essere amato e di non essere indifferente agli altri. Forse disperato, ma di una disperazione dettata dal bisogno di abbandonare il terreno per sfuggire ai ricordi enigmatici ed intensi di ciò che è avvenuto ieri, raggiunge l’apice della propria inquietudine nel subdolo adescamento di Clayton, in quel suo chiedere incessantemente una morte necessaria (e i rimandi all’eutanasia sono quanto mai evocativi).

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È anche un’elegante – per quanto nervosa – ricognizione esistenziale sul dolore e sulla ricerca del piacere, sui rapporti tra realtà ed immaginario, sogno ed illusione. Bill Condon ha lavorato con perizia e cognizione di causa, architettando uno script di raffinatezza teatrale, offrendo ad attori come il fusto Brendan Fraser e la sensibile Lynn Redgrave (nomination all’Oscar) ruoli non convenzionali.

Ma Demoni e dei non sarebbe stato la stessa cosa se epurato della preziosa interpretazione del maestoso Ian McKellen. Scippato di quell’Oscar sacrosanto che avrebbe meritato dal Roberto Benigni de La vita è bella(due attori agli antipodi), McKellen è semplicemente fantastico nell’esegesi profonda, tormentata, razionale del suo Jimmy Whale, omosessuale come lui (e forse per questo maggiormente coinvolto), regalando un saggio di recitazione straordinario. McKellen è uno dei migliori attori del Regno, regale e potente signore beffardo capace di donare percezioni visive ed intellettuali uniche.

DEMONI E DEI (GODS AND MONSTERS, U.S.A., 1998) di Bill Condon, con Ian McKellen, Brendan Fraser, Lynn Redgrave, Lolita Davidovich, David Dukes, Kevin J. O’Connor, Pamela Salem, Martin Ferrero. Biografico drammatico. ****

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