Due soldi di speranza | Renato Castellani (1952)

Strano destino, quello di Renato Castellani, celebrato in attività anche con il Leone d’Oro (Giulietta e Romeo, nell’anno di Senso e La strada) e poi garbatamente dimenticato. Premiato all’epoca col massimo alloro a Cannes, Due soldi di speranza era considerato da Pietro Germi il più bel film italiano d’allora.

È il vero film cerniera tra il neorealismo in fase decisamente calante e la sua versione (degenerazione?) cosiddetta “rosa”, partorito non a caso da Ettore M. Margadonna, autore di Pane, amore e fantasia che è la pietra tombale del nostro filone più lodato.

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Non certo immune da elementi di strapaesano e pure di idealizzazione dell’ambiente popolare, Castellani compone il quadro con smaliziata scaltrezza, in un cinema che sa essere all’altezza dei suoi vitalistici protagonisti, sempre di corsa ed alla ricerca di un proprio spazio in un mondo soffocante, che reagiscono alla disgrazia postbellica invocando la solidarietà umana con l’entusiasmo di chi è stanco di aspettare che passi la “nuttata” di Eduardo.

E forse non a caso l’adattamento dei dialoghi in napoletano è opera di sua sorella, la magnifica Titina De Filippo. Se Vincenzo Musolino è un povero ma bello che ha avuto poca fortuna, Maria Fiore è la non professionista che si prepara a diventare attrice: la stoffa c’è e la sua Carmela, benché mi sia difficilmente adorabile, è un personaggio importantissimo.

DUE SOLDI DI SPERANZA (Italia, 1952) di Renato Castellani, con Maria Fiore, Vincenzo Musolino, Filomena Russo, Gina Mascetti. Commedia. ****

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