Un castello in Italia | Recensione

UN CASTELLO IN ITALIA (UN CHÂTEAU EN ITALIE, Francia, 2013) di Valeria Bruni Tedeschi, con Valeria Bruni Tedeschi, Xavier Beauvois, Filippo Timi, Marisa Borini, Louis Garrel, Silvio Orlando. Commedia. ** ½

Benché minimizzi continuamente, VBT sta conferendo alla sua opera da regista un tono sempre più personale, forse non autobiografico ma sicuramente affine all’autoritratto cubista in una dimensione impressionista. La scomposizione del sé di matrice cubista, ben evidente nei tre film girati dall’attrice e in particolare in questo ultimo prodotto, cammina sottobraccio con la rappresentazione dello sfondo e del circostante, di chiara influenza impressionista e conforme alla cultura francese che ha accolto la famiglia di VBT negli anni settanta, in pieno terrorismo.

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Un castello in Italia è il racconto buffo dei dolori privati di quel che resta di una dinastia industriale piemontese, privo di autoassoluzioni e di autocommiserazioni: i membri della famiglia Rossi-Levi sono antipatici o perlomeno irritanti in molte situazioni, viziati e con un discutibile rapporto con la moneta, dallo stile di vita condotto per anni non più sostenibile.

Il tono è vivace, senza piagnistei eccessivi malgrado il tema luttuoso (il film è anche la descrizione dell’agonia dell’amato fratello malato di AIDS), con qualche parentesi non immune dal divertimento (la puntata al convento delle suore napoletane, l’incontro con Silvio Orlando stranamente non accreditato in locandina, alcune chiacchiere con la madre) o dalla dolcezza (il ballo in ospedale sulle note di Fred Buscaglione), ma l’ombra radical-chic è dietro l’angolo di un albero malato che viene abbattuto durante il funerale del fratello.

È comunque, forse, un retaggio dell’educazione di VBT che non può non essere legata ad una dimensione borghese ma superficialmente progressista (il volontariato una volta a settimana) più interessata all’arte che all’industria (da cui il declassamento economico) e va inteso in un’ottica di assoluta sincerità.

Il film non funziona completamente nella seconda parte, quando perde un po’ di quota nell’esperienza del dolore, comprensibilmente schivato ma forse non del tutto coerente con l’impianto dato nella prima parte e in alcune scene emblematiche (spiritoso ma un attimo dopo dolente). In ogni caso, un’operina da pomeriggio in casa quando fuori piove, in cui accanto ad una VBT finalmente leggera e ad un Filippo Timi tenuto a briglia corta, giganteggia mamma Marisa Borini.

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