La mafia uccide solo d’estate | Recensione

LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE (Italia, 2013) di Pierfrancesco Diliberto, con Pif, Cristiana Capotondi, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta, Rosario Lisma, Barbara Tabita. Commedia. ***

Qual è la differenza tra l’opera prima dell’ex iena (quindi personaggio innanzitutto televisivo) Pif e un qualunque prodotto cinematografico con al centro personaggi provenienti dal mezzo televisivo (considerando soltanto questo inizio di stagione: Checco Zalone, Paolo Ruffini, Francesco Mandelli)? Lasciando stare i contenuti, come si può negare che l’operazione commerciale non sia la stessa?

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In fondo il processo è analogo: sfruttare la popolarità di un personaggio televisivo, trasferirlo da un piccolo ad un grande schermo, incassare facilmente. Fin qui il discorso può valere per più o meno la maggior parte dei beniamini televisivi passati al cinema, e per di più non è affatto una novità. Dove sta, quindi, la differenza tra Pif e gli altri? Che Pif ha davvero qualcosa da dire e lo sa raccontare.

Benché le fragilità del film siano evidentemente ascrivibili alla matrice televisiva (il linguaggio della voce narrante del protagonista che “testimonia” ogni cosa con ironia e lucidità, come nel bello e fortunato programma dell’attore-regista, Il testimone, di cui questo film è un po’ una propaggine, una digressione squisitamente narrativa, una lezione didascalica e fruibilissima del fenomeno mafioso all’interno di Palermo), La mafia uccide solo d’estate, che pure corre il rischio di diventare un film praticamente inattaccabile per ciò che descrive e per come lo descrive (come si può parlar male di un film così coscientemente, orgogliosamente, liberamente antimafia?), ha una sua particolarissima cifra identitaria che lo rende assai interessante.

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È il tono buffo e mai ridicolo, cordiale e un attimo dopo impietoso, che permette di mettere in totale ridicolo la cupola mafiosa (i vari Riina e Bagarella sono sì criminali, assassini e delinquenti, ma anche stupidi ed ignoranti) e di non cadere nel patetico affiancando il piccolo Arturo innamorato sia dell’immagine di Giulio Andreotti che della più bella ragazzina della classe, Flora (da ragazza ha le sembianze della meravigliosa Cristiana Capotondi), alle figure storiche di Boris Giuliano, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici. Pif riesce a costruire con affetto e passione un ritratto mitologico dell’antimafia palermitana, conferendo ai martiri e ai caduti un eroismo quotidiano privo di enfasi e tutto rivolto al bisogno di un futuro nuovo proprio per quei ragazzini che hanno il diritto di innamorarsi in un mondo se non migliore almeno normale.

Al netto dei suoi difetti (una parte finale troppo rapida, uno strano e a volte spericolato equilibrio tra romanzo sentimentale e necessario bignami storico), è un film talmente giusto e civile a cui si perdonano le imperfezioni.

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