I compagni | Mario Monicelli (1963)

Il film a cui Mario Monicelli era più affezionato era senza dubbio I compagni, opera oserei dire anomala nell’intero panorama cinematografico di allora: un regista e due sceneggiatori (Age e Scarpelli) di commedia, per di più i creatori della cosiddetta commedia all’italiana, forti della straordinaria operazione antiretorica de La grande guerra, mettono in scena una rivolta degli operai di Torino contro un crudele padronato ancora feudale, alla fine dell’Ottocento.

Facile dire perché Monicelli l’amasse: il film trasuda passione politica, sta dalla parte giusta con orgoglio e decisione (i deboli, sempre e comunque) e, seppur con qualche sottolineatura forse didascalica (il maestro che fa le collette, ad esempio), è una storia cruda e fiera su cosa voglia dire impegnarsi in e per questo Paese – «di merda!», dice uno dei ribelli.

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Della commedia non c’è niente – a parte l’incursione del minimalista Marcello Mastroianni a casa della prostituta Annie Girardot e certi gags per allegerire la tensione – se non il bisogno da parte di taluni di classificare ogni cosa: il film è quasi una mina vagante nel percorso della mina vagante Monicelli, ma sa di esserlo e sa perfettamente di andare contro i gusti del pubblico di allora (e fu un flop).

Un film libero e coraggioso, serio e civile, che guarda al passato per parlare delle ingiustizie di oggi e domani, con un reparto tecnico di alto livello: in testa l’incredibile fotografia di Giuseppe Rotunno, i costumi di Piero Tosi, le scenografie di Mario Garbuglia, il montaggio di Ruggero Mastroianni, la musica battagliera di Carlo Rustichelli con canti d’epoca.

Attorno al carismatico Marcello in un complesso ruolo contraddittorio, uno stuolo di caratteristi infallibili che guidano un esercito di facce da antologia, capitanati dal potente Folco Lulli e dall’ottimo Bernard Blier, con una nota di merito alla sconosciuta Elvira Tonelli nei panni della risoluta Cesarina. Finale memorabile, straziante, tripartito: «scrivimi!» / «ma se non sai leggere!» / «e tu scrivimi lo stesso!» sono sprazzi di ipotetica speranza dentro una insopportabile sconfitta.

I COMPAGNI (Italia-Francia-Jugoslavia, 1963) di Mario Monicelli, con Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Annie Girardot, Folco Lulli, Bernard Blier, Raffaella Carrà, François Perier, Gabriella Giorgelli, Elvira Tonelli. Drammatico. ****

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