Il venditore di medicine | Recensione

IL VENDITORE DI MEDICINE (Italia, 2014) di Antonio Morabito, con Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri, Marco Travaglio, Roberto De Francesco, Paolo De Vita, Giorgio Gobbi, Ignazio Oliva. Drammatico. **

Si è parlato, con una certa dose di ragione, di cinema civile, e più in particolare della lunga tradizione del cinema civile italiano, a proposito del secondo lungometraggio di Antonio Morabito, dal titolo più affine ad un’inchiesta giornalistica.

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Civile nel senso più ovvio e al contempo militante del termine: un grande tema, una cornice narrativa accattivante, una serie di dati documentati, un impianto ben studiato. La nostra tradizione, che va dal cinema squisitamente popolare di Damiano Damiani a quello più allegorico di Elio Petri, in questo caso senza la pretesa del capolavoro ma con una forte motivazione sociale.

Il venditore di medicine è l’ultima frontiera del cinema civile italiano, contaminato con le marche tipiche delle inchieste di Gabanelli o Santoro, al punto che si ritrova nelle sale cinematografiche in un momento quasi anacronistico se non fuori tempo non tanto per il film in sé quanto per la sua ragione sociale e culturale, dacché lo si potrebbe interrompere ogni dieci minuti per ascoltare la parafrasi pedante e certificata dell’anchorman di turno.

Il problema di fondo di questo film non risiede nei suoi meriti artistici, ma nella reale mancanza di un ritmo narrativo adatto al grande schermo: va bene tutto, va bene che lo spettatore sia sensibilizzato ad un tema del genere e tutto il resto, ma siamo nei territori del cinema utile più che indispensabile.

Un prodotto strutturato in questo modo ha dei limiti abbastanza evidenti quanto lo sono i suoi valori, con un approccio convenzionale se non poco interessante alla cornice narrativa (il venditore dipendente dagli psicofarmaci, la moglie che subisce di contrappasso, i rapporti cinici con i dottori cinici che abitano le sequenze migliori) e un filone di matrice più documentaristica indubbiamente stimolante ma non tanto appassionante per le dimensioni dello schermo cinematografico.

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Questo non toglie che la bottarella arrivi comunque allo stomaco dello spettatore, ma più per ciò che questo film rappresenta e non per ciò che questo film effettivamente è. Tour de force per Claudio Santamaria, sempre in scena, in uno dei vertici della sua carriera e una glaciale Isabella Ferrari a portare la bandiera dei cattivi per necessità. Parterre di cammei di professionisti e non, da Roberto De Francesco a Paolo De Vita fino a Marco Travaglio (!!!), Amedeo Pagani e Roberto Silvestri.

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