Sicko | Michael Moore (2006)

Michael Moore torna sul grande schermo dopo una pausa di tre anni dal precedente Fahrenheit 9/11: usando un linguaggio medico, appare meno bulimico, più ponderato, meno frenetico. Forse è solo un’impressione, perché in realtà Moore, fustigatore di un Paese che tuttavia ama molto, è più incazzato che mai. La sua ultima opera entra nel cuore dell’America, indaga nel profondo, cerca di comprendere le cause del malessere.

Se vogliamo, Sicko è un film-reportage ancora più di denuncia rispetto al precedente, poiché Fahrenheit 9/11 – che col senno di poi assume un carattere ancor più occasionale benché a suo modo all’epoca d’una certa efficacia – aveva come scopo quello di far chiarezza su qualcosa di più o meno conosciuto, mentre qui l’intento è quello di far capire, conoscere, indignare lo spettatore straniero.

Il film analizza come le compagnie di assicurazione farmaceutica americane hanno acquistato un potere così grande e decisivo per le vite delle persone, perché l’hanno conquistato e quali sono le conseguenze che un cittadino può incontrare se privo di un’assicurazione. E vedere le storie di gente addolorata, persa, sofferente è ancora più irritante che vedere le manifestazioni di dolore presenti in Fahrenheit.

Qui l’ira è ancora maggiore, perché non si capisce come il paese democratico per antonomasia abbia un sistema sanitario così scandaloso, peggiore di stati come la Slovenia. A dire il vero la riflessione ha anche una sua pacatezza, finché la rabbia repressa esplode quando vede le disastrose condizioni, per esempio, nelle quali vertono i soccorritori dell’11 settembre.

Ed è ancora più molesto assistere ai caroselli di difesa/presa di coscienza dei dirigenti di queste compagnie, dei loro seguaci (perlopiù onorevoli repubblicani), senza dimenticare le vane campagne pro-assistenza sanitaria gratuita di Hillary Clinton (e Moore ci spiega anche perché sono finite). Con lo sguardo di chi non finisce mai di indignarsi, il corpulento filmaker inizia ad esplorare altri paesi dove l’assistenza sanitaria è gratuita e copre tutta la popolazione, come in Canada, Gran Bretagna, Francia.

E poi perché ai terroristi dell’11 settembre – che torna sempre, inequivocabilmente – rinchiusi a Guantanamo sono riservate cure migliori e un metodo sanitario più umano? Proprio per questo Moore e compagni s’imbarcano sulla rotta di Cuba, per cercare di essere curati in modo più dignitoso. Ed è qui che avviene la scena più umiliante per un americano: pagare per una cifra irrisoria un farmaco fondamentale che in patria costa uno sproposito.

Nonostante un po’ di retorica finale quasi fuori luogo ma del tutto coerente col profilo di questo autore consapevolmente populista e oratorio, Sicko è un film necessario, certamente imperfetto (ah, il voyeurismo di Moore!), ma tuttavia talmente decisivo per scandagliare una nazione che merita più per la sua valenza didattica e simbolica che per il resto.

SICKO (U.S.A., 2006) di Michael Moore. Documentario. ***

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