Beatrice Cenci | Riccardo Freda (1956)

La fortuna postuma (ma a dire il vero anche in vita) di Riccardo Freda è da attribuirsi alla pratica tutta francese di riportare in auge autori che in patria non sono stati del tutto considerati. Spesso il recupero è meritorio, come in questo caso da scuola, ma il sottotesto è quasi sempre funzionale alla presunzione di impartire lezioni in qualsivoglia campo pur di affermare un primato.

Ciononostante, Freda è autore sapientemente dalla parte del pubblico, cioè che non strizza l’occhio ruffianamente ma suggerisce o addirittura impone un gusto (si pensi a I vampiri), artigiano di un cinema irripetibile che faceva di necessità virtù, che al netto di una serie di film mediocri ha realizzato alcune pietre miliari del cinema popolare. Come questo Beatrice Cenci, tra i melodrammi più carnali e violenti del nostro cinema.

Grandissimo melodramma senza via di fuga, forse inattendibile su un piano storico, archetipo della soap opera ma privo di buonismo o ammiccamenti, ha la sua forza in due elementi: nella crudeltà senza scampo e strappalacrime di una narrazione avvincente e risoluta in una dimensione che ha un debito teatrale; e nello splendore figurativo del Cinemascope abitato da un gusto pop-kitsch rinascimentale che ha un qualcosa di statico, a tratti illustrativo da fotoromanzo d’appendice.

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La storia è naturalmente romanzata ma è un dato che non ha alcuna importanza: l’interesse sta nell’impossibile storia d’amore tra una povera vittima di un padre tirannico e forse incestuoso (Gino Cervi che gigioneggia alla grande) e di una matrigna a dir poco infernale (una spietata Micheline Presle) con un marcantonio che poveretto si ritrova in una famiglia assurda da evitare come la peste.

Ad un certo punto, nelle sequenze del processo, diventa un legal d’antan e, nella consapevolezza del finale, si spera di vedere salva la povera Beatrice. Quando accade una roba del genere non si può che applaudire alla maestria dell’autore, che qui infila il suo film più commovente.

BEATRICE CENCI (Italia-Francia, 1956) di Riccardo Freda, con Mireille Granelli, Gino Cervi, Micheline Presle, Fausto Tozzi, Frank Villard. Mélo storico. *** ½

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