La sconosciuta | Giuseppe Tornatore (2006)

Dopo sei anni di silenzio, Giuseppe Tornatore torna un film che sin dal titolo dichiara la volontà di raccontare una storia misteriosa ed inconsueta. Se già con il deludente Maléna emergeva l’intenzione di focalizzarsi su un personaggio femminile, qui il regista prosegue il discorso lavorando dentro il genere, passando dalla fantasia erotica incrociata con il coming of age al noir più teso.

Il film si apre con un “casting” di giovani ragazze pronte a prostituirsi, scartate o arruolate da una voce inquietante. Da subito La sconosciuta è la storia di un corpo oggettivato, venduto, sfruttato, abusato. Di colpo dopo l’incipit, Tornatore ci catapulta in una città borghese del nordest italiano (si chiama Nelarchi, somiglia a Trieste). Quel corpo ha indossato una nuova maschera, che solo accidentalmente coincide con la parte di sé più dimessa e meno compromessa con l’iconografia sessuale.

Come se ogni cosa fosse concatenata all’interno di un universo, quello tornatoriano, dominato da ossessioni sempre ricorrenti, il film impone il tema del passato, con il tempo a rivendicare la sua centralità nell’immaginario narrativo del regista. Arrivata a Nelarchi, la protagonista si accattiva la simpatia di un’onesta e un po’ burbera domestica al servizio di una benestante famiglia di orefici con figlioletta cronicamente incapace di difendersi. Quando si libera il posto, la sconosciuta diventa la tata della bambina: e mentre la sottopone a sfiancanti prove per renderla più forte, un uomo del passato comincia a pedinarla.

Thriller dell’anima dai risvolti macabri e dolorosamente drammatici, un inferno di anime nere e ambigue (comprese la grande Piera Degli Esposti e l’untuoso portiere Alessandro Haber) dove l’innocenza non è contemplata, è uno dei lavori di Tornatore più dolorosamente lirici, in cui le scene raccapriccianti si alternano con disinvoltura agli aspetti melodrammatici. D’altronde, si sa, è il nostro regista con la maggiore tensione verso il mélo, che riesce a intessere in una trama dove il tempo e il desiderio (di vendetta) sono colonne portanti della narrazione.

Senza l’esigenza di dover essere superficialmente non popolare, sceglie un approccio anche abbastanza duro a costo di sfiorare il grandguignol, all’insegna di simbolismi e citazioni nascoste e non da Hitchcock a Chabrol: l’inquietante scala a chiocciola, la finestra di fronte alla casa degli Adacher, gli uomini sepolti o ammazzati con le forbici, il sangue sgorgante, le impenetrabili mensole piene di scarpe, il parto.

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Straordinario ed intimo ritratto di donna, disposta a compiere gesti spropositati se non letti alla luce del dolore, finemente disegnato dall’ottima attrice russa Ksenia Rappoport. Angelo nero di un inferno che ha anche il suo demonio principe, impersonato con inimitabile gigionismo da Michele Placido completamente glabro, presenza mefistofelica, agghiacciante e terrificante. Immenso Ennio Morricone, addirittura trionfale nel finale, in una delle sue partiture più belle degli ultimi vent’anni.

LA SCONOSCIUTA (Italia, 2006) di Giuseppe Tornatore, con Ksenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Pierfrancesco Favino, Piera Degli Esposti, Alessandro Haber, Angela Molina, Clara Dossena, Margherita Buy, Nicola Di Pinto. Noir. *** ½

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