N. – Io e Napoleone | Paolo Virzì (2006)

Nell’isola d’Elba vive il ventenne maestrino Martino, assieme alla burbera sorella Diamantina e al rigido fratello Ferrante. È amante di una baronessa umbra sposata ad un ottantenne borbonico. Ogni notte sogna di uccidere Napoleone. Quando il deposto imperatore sta per arrivare in quel pezzo di terra in mare con l’obiettivo di rifocillarsi e di riabilitarsi, accetta il posto di scrivano che questi gli offre pur di realizzare il suo sogno criminale. Ma non ha fatto i conti con chi la sa più lunga di lui. E poi, è veramente così tiranno? Che sia solo un uomo solo, fragile, sconfitto?

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Ispirato a N., romanzo Premio Strega di Ernesto Ferrero, scritto da Virzì in tandem con Francesco Bruni, il leggendario Furio Scarpelli e il di lui figlio Giacomo, un’occasione rara per il cinema italiano contemporaneo, che ripensa quel filone a noi tanto caro della commedia di ambiente storico, una sorta di incrocio tra la pasquinata di Luigi Magni con la passione civile dei fratelli Taviani, nel segno buffo di Mario Monicelli.

E l’atmosfera tesa e scombussolata degli anni di Bonaparte è resa con grazia ed armonia anche per merito di innesti non sempre brillanti: è il caso del vecchio maestro, la cui parabola è da accostarsi a certe tensioni politiche affini alla tradizione antifascista. Calibrando eccellentemente umorismo e dramma, racconta, attraverso l’emblematica vicenda del conflitto interiore di un idealista, una metafora del leaderismo all’italiana.

Nella fattispecie, Napoleone dovrebbe parafrase Berlusconi, tant’è che al basso imperatore Virzì e compagnia donano atteggiamenti e comportamenti accostabili a quelli del magnate di Arcore: la populistica folla adorante al suo passare, l’esibizione della maschera smagliante col sorriso sempre pronto, il trucco agli occhi come un antico lifting, un gesto atto a rendere più “carismatici” se stessi, il dongiovannismo da cumenda, la manipolazione seducente degli avversari.

In fondo, Martino non rischia, ad un certo punto, di diventare un suo seguace? La sua sana e folle voglia omicida, infatti, si spegne a poco a poco. Se è vero che, come dice Napoleone, «chi vuole, riesce», allora forse Martino non vuole riuscire nell’impresa di uccidere il tiranno. Così sembra, finché, in uno scatenato finale sulle note dell’Inno alla Gioia, prende una determinante quanto vana decisione.

Ma sarebbe riduttivo definire N. una metafora su Berlusconi e sul berlusconismo. E anche quello, ma non solo. Come recita il titolo, rappresenta il rapporto tra due uomini appartenenti a fronti radicalmente opposti: entrambi stanno col popolo, ma in modo diverso. Uno cerca il consenso, l’altro vuole salvarlo. È un film sul potere e sui retroscena dei potenti che mette a nudo l’umana tragicità del personaggio Napoleone.

Se la prima parte, con la descrizione del microcosmo della famiglia Papucci e l’arrivo del despota, risulta un po’ schematica, è il secondo tempo che regala i momenti migliori e una maggiore armonia. Da apprezzare la finezza con la quale l’attento Maurizio Millenotti veste gli interpreti e le cromatiche vispe e calorose della fotografia di Alessandro Pesci.

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Virzì, gran direttore d’orchestra, maneggia con intelligenza il suo elettrico cast, capitanato dall’eccezionale Elio Germano in coppia col divertente e divertito Daniel Auteuil che, alle prese con uno delle personalità più influenze e interiorizzate della sua patria, disegna un N. sconfitto, bugiardo, persuasivo, insicuro. Sabrina Impacciatore è strepitosa, sobrio e misurato Valerio Mastandrea, Massimo Ceccherini, tenuto a freno, si dimostra buffo e diverso dal solito, ma la sorpresa è Monica Bellucci effervescente ed elettrica che alterna il francese altero all’umbro di «nun rumpetemi li colioni!».

Completano il cast, confermando l’evocazione dei Taviani, l’elegante e umile Margarita Lozano (bentornata!) – memorabile il suo incontro con Napoleone – e il verace, sanguigno, disperato Omero Antonutti, che è protagonista della scena più struggente e drammatica del film.

  1. – IO E NAPOLEONE (Italia-Francia, 2006) di Paolo Virzì, con Daniel Auteuil, Elio Germano, Monica Bellucci, Francesca Inaudi, Sabrina Impacciatore, Valerio Mastandrea, Massimo Ceccherini, Omero Antonutti, Margarita Lozano. Commedia drammatica. ***

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