Guardiani della galassia | Recensione

GUARDIANI DELLA GALASSIA (GUARDIANS OF THE GALAXY, U.S.A., 2014) di James Gunn, con Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Lee Pace, Glenn Close, John C. Reilly, Benicio Del Toro. Commedia fantascienza. ***

Come ci approcciamo a Guardiani della galassia? Vogliamo fare un discorso di politica industriale audiovisiva sull’egemonia che la Marvel sta scaltramente imponendo nel cinema d’intrattenimento mondiale? Sulla capillare presenza sul mercato di questo colosso che ha deciso di puntare tutto o quasi sulla trasposizione filmica del suo universo comics con un chiaro intento di collocarsi stabilmente nell’immaginario delle prossime generazioni?

Vogliamo osservare l’esplorazione del “mondo Marvel” e gli intrecci tra i vari film di questa serie a suo modo antologica? Oppure vogliamo ragionare sulla contaminazione dei generi? Su questo prodotto ibrido in cui la fantascienza si innesta con la commedia, il musical, l’action, la rom-com? Sulla frontiera, opposta ad altri cinecomics, del grande spettacolo fracassone ma anche emozionante, divertente e nondimeno magniloquente?

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Potremmo argomentare infinitamente su questa roboante operazione innanzitutto di marketing (ma comunque anche nobilmente cinematografica), tanto sono grandi l’impatto sulla comunità degli spettatori e l’incidenza che questi film hanno sul nostro concetto di fantasia (limitata dall’eccesso di post produzione eppure incensata proprio in virtù di questa enorme iniezione di effetti speciali).

E invece no e, com’è giusto in questi casi, la sfanghiamo così: questo film intrattiene, rilassa, appassiona, diverte. Il divertimento è indiscutibile per una ragione tanto semplice quanto rara nel blockbuster contemporaneo: è un film che non si prende mai sul serio e nonostante ciò non scade mai nelle superficialità del caso.

L’operazione, volendo, è abbastanza raffinata perché, accanto alla tipica sospensione dell’incredulità del genere (e ci mancherebbe), funziona l’idea che a reggere tutto sia l’ironia proposta da questi personaggi che hanno la consapevolezza di essere interni al meccanismo di sospensione.

D’altronde il protagonista è un terrestre (o quasi) e porta con sé l’assurdità consueta dell’uomo comune ormai integrato nell’assurdo del mondo parallelo, che è poi, forse, la stessa sensazione dello spettatore: abbacinato dalla visione del fantastico ma ormai abituato se non complice dell’intero ambaradan al punto di prevederlo se non gestirlo (e qui dovremmo proporre una tregua di questo tipo di film per almeno un decennio e poi ritornarci per sorprenderci di nuovo).

Sciocchezze a parte, il film recupera l’ironia dei primi Guerre stellari (il quarto e parte del quinto della saga per intenderci), che un po’ si perde nei capitoli successivi a favore dell’epica, con evidenti omaggi (pensiamo alla taverna in cui si reca Han Solo, ideale ispirazione di Chris Pratt, e ai cieli tersi delle battaglie de L’impero colpisce ancora) e con la sommessa intenzione di creare un piccolo epigono contemporaneo (ma lì c’era Lucas votato alla narrazione, mentre qui è stato già tutto scritto e disegnato).

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Ignorando la storia ma intuendola (magari sbagliando), probabilmente la pianificata trilogia virerà su binari più drammatici nei capitoli successivi, rispetto alla sagra dell’idiozia bonacciona qui rappresentata (il film è riassumibile in un branco di idioti che vuole salvare la galassia), ma già restano nel cuore il sacrificio dell’albero umanoide e gli occhi lucidi del procione. Personaggio memorabile il procione Rocket Raccoon, doppiato in originale da Bradley Cooper, tra il cinismo e la tenerezza degli inadeguati che s’atteggiano a spacconi.

Infine sottolineerei come il film sia curiosamente infarcito di musica d’antan e come diventi per certi versi una sorta di musical postmoderno con canzoni conosciute ed amate che ora struggono e ora divertono (cito, en passant a mo’ d’esempio, Come and Get Your LoveAin’t No Mountain High EnoughMoonage Daydream): è una delle “cose in più” che rendono questo film delizioso e spumeggiante un potenziale spartiacque nel cinema spettacolare contemporaneo. O forse no: è soltanto ottimo intrattenimento (e però hai detto niente).

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