Diario di uno scandalo | Richard Eyre (2006)

L’anziana Barbara Covett insegna Storia in una malandata e periferica scuola superiore dove tutti, dai colleghi agli studenti (è convinta di formare qualche futuro terrorista), la disprezzano pur rispettandola. L’inquieta signora passa le giornate scrivendo il diario e coccolando la gatta Portia, finché conosce la nuova insegnante di disegno, Sheba Hart. Affascinata dalla gentilezza della giovane collega, vede in lei l’amica fedele e leale che ha sempre cercato.

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Ma quando scopre che Sheba ha una relazione con uno studente quindicenne, si sente tradita: il loro rapporto prende così una piega improvvisa, e Barbara riesce a dominare l’amica grazie al ricatto. In un momento di difficoltà, si vede negare l’aiuto di Sheba, innescando così una tremenda vendetta che fa emergere il lato più oscuro del cuore nero di Barbara.

Partendo dal romanzo di Zoe Heller, Patrick Marber ha tratto una sceneggiatura perfetta, non solo impreziosita da dialoghi eccellenti ma anche – e forse soprattutto – calcolando al millimetro la tensione narrativa seguendo snodi che, nello scioglimento naturale degli eventi, svelano sempre un’inattesa perfidia tale da avvicinare il dramma alla poetica del gioco al massacro già rifulgente nelle parti migliori di Closer e Follia.

Diario di uno scandalo è un’angosciante storia di ossessioni represse che esplodono con potenza davvero inquietante, un aspro e cupo melodramma che scava in profondità dentro la classe media inglese dedita all’esercizio silente delle proprie passioni proibite. Il vero tema è quello della manipolazione mentale: la sola vera vittima è Sheba, oggetto del desiderio di tre individui (Barbara, lo studente, il maturo marito Richard, quasi secondo padre) che a loro modo riescono a controllarla.

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Alla regia, Richard Eyre riesce a percepire l’intima perversione della vicenda, guardando con fredda empatia tanto lo spregevole cinismo di Barbara (la scrittura del diario, la voce narrante) quanto il lascivo disorientamento di Sheba (i primi piani umidi e glaciali della straordinaria Cate Blanchett). Sulle assillanti note di Philip Glass, è un thriller sublime che sotto sotto può essere letto anche come una commedia amara e nerissima su ossessione totalizzante e desiderio perturbante. Se il finale è previsto, la scena finale è impressionante: forse la più grande, potente, spettacolare interpretazione di Dame Judi Dench.

DIARIO DI UNO SCANDALO (NOTES ON A SCANDAL, G.B., 2006) di Richard Eyre, con Judi Dench, Cate Blanchett, Bill Nighy, Tom Georgeson, Andrew Simpson, Michael Maloney, Juno Temple, Anne-Marie Duff. Drammatico thriller. ****

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