Letto a tre piazze | Steno (1960)

Quindici anni dopo la fine della guerra, Antonio, ritenuto disperso nella Campagna di Russia, si ripresenta a casa, dove la moglie Amalia, pur vivendo nel suo ricordo, sta festeggiando il decimo anniversario di matrimonio con il severo professor Castagnano. La convivenza forzata porterà ovviamente a situazioni esilaranti ed equivoci inevitabili.

Vera e propria pochade che riprende, reinventa, ricicla, parodia il canovaccio di un classico hollywoodiano (Le mie due mogli), rappresenta uno dei tentativi di inserire Totò in un meccanismo più strutturato del solito. D’altronde, proprio con Steno alla macchina da presa aveva, appena un anno prima, messo a segno un sapiente ritratto tragicomico ne I tartassati accanto a Aldo Fabrizi, un partner stimato e rispettato dal Principe quanto il caro Peppino.

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Nell’interpretazione di Letto a tre piazze debbono essere considerati almeno due fattori fondamentali. Da una parte bisognava tener conto che quel dopoguerra dominato dalla dimensione strapaesana si era pressoché esaurito e con esso tutto un mondo di comicità legata al localismo e alla fame. Sulla scia dei nuovi mattatori, l’avvento del boom economico imponeva l’inurbamento e l’imborghesimento della commedia popolare anche per i comici più consumati.

Dall’altra parte, infatti, c’è il bisogno di dare a Totò, sessantenne e cieco, copioni che gli permettessero di attenuare i frizzi e i lazzi della sua comicità fisica in favore di una ancor più legata alla parola e al qui-pro-quo. La pochade, quasi tutta in interni nei cui poter muoversi come su di un palcoscenico, con l’apporto di Peppino, gli garantisce il recupero della vena migliore e, infatti, i due reggono la farsa con leggerezza e divertimento. Memorabili la prima notte a letto e la lezione alla classe femminile (osteggiatissima dalla critica).

LETTO A TRE PIAZZE (Italia, 1960) di Steno, con Totò, Peppino De Filippo, Nadia Gray, Aroldo Tieri, Cristina Gajoni, Gabriele Tinti, Angela Luce. Commedia. ***

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