The Walk | Recensione

THE WALK (U.S.A, 2015) di Robert Zemeckis, con Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley, Charlotte Le Bon, Ben Schwartz. Biografico drammatico. ****

Negare la morte, ingannare la vita, sfidare l’impossibile: dov’è il trucco. Non sta nel cosa ma nel come: il trucco è nella visione di un regista visionario che sa fare il cinema, che ha la consapevolezza della finzione nella certezza di un iperrealismo naturalmente immaginifico.

Se sin dall’inizio, addirittura prima di entrare in sala, sai perfettamente che l’eroe non morirà e comunque temi che la sua esistenza possa interrompersi mentre passeggia sul filo sospeso in aria, ecco, sei dentro il cinema. L’empatia, signori, l’empatia.

The Walk è un film costruito su due emozioni che si passano il testimone nei pressi dell’ultima mezz’ora: l’attesa distesa nella prima parte cede il posto ad un mood in cui collimano la tensione, l’ansia, l’eccitazione. Dell’ultima mezz’ora di The Walk si dovrà parlare a lungo per la capacità di erigere un monumento all’esperienza, all’evento che vale una vita.

Certo: si parla troppo e forse sarebbe stato più opportuno scegliere il silenzio rispetto al monologare didascalico, e così pure – per concludere la rassegna dei difetti – nel flashback francese c’è una ricercata stucchevolezza nel décor, una Parigi vista dagli americani e cioè quasi sospesa in un Novecento senza interruzioni.

Eppure in questi scompensi s’annidano le due (o tre) anime del film: un racconto in prima persona che tende un filo tra il funambolo (un maiuscolo Joseph Gordon-Levitt) e lo spettatore in una situazione di complicità; una riflessione storica su un alieno (il francese) che negli anni settanta (impliciti il rimpianto per Kennedy e il disprezzo per Nixon) atterra nel Grande Paese per dare un’anima al titanismo delle nuove torri.

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È il primo film di fiction che affronta davvero di petto la scomparsa urbanistica ed affettiva delle Twin Towers: la loro riproduzione è un atto d’amore che trova un senso nella rievocazione del momento in cui esse hanno assunto un ruolo nell’economia sentimentale della città (e quindi della nazione).

Affascinante incrocio tra la poetica della nostalgia e la prosa dell’impresa, il fu sogno americano e l’urgenza emotiva della memoria, nonché la (ennesima) definitiva testimonianza dell’incantevole perizia di Robert Zemeckis nella gestione dei corpi in uno spazio teoricamente ostile (siano essi umani in un mondo di cartoon o personaggi fittizi introdotti nella Storia o naufraghi in isole sperdute), The Walk è uno dei film americani più importanti ed esaltanti dell’anno.

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