1981: Indagine a New York | Recensione

1981: INDAGINE A NEW YORK (A MOST VIOLENT YEAR, U.S.A., 2014) di J.C. Chandor, con Oscar Isaac, Jessica Chastain, David Oyelowo, Alessandro Nivola, Albert Brooks, Catalina Sandino Moreno, Peter Gerety, Christopher Abbott. Noir. ****

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Forse è giusto che un film così innegabilmente fuori tempo arrivi nelle sale italiane in un’assordante sordina. Più che giusto, coerente con la nostra incapacità di depurare il passato dalla vocazione più facilmente nostalgica, non disposto a conciliarsi con l’idea che possa essere anche – o soprattutto – un luogo perturbante e malato, in grado di appannare le superfici fin troppo trasparenti di un tempo profondamente complesso. Al terzo opus, J.C. Chandor conferma il suo legame spirituale con le atmosfere, le consapevolezze, i tormenti del cinema americano degli anni settanta.

Pur affrontando una storia che inizia nel primo anno della presidenza di Reagan, che le statistiche definiscono quello col più alto numero di crimini verificatisi nella città di New York, il regista sceglie una narrazione conforme ai codici e agli umori del decennio precedente, sporcando l’immagine con una patina terrigna tutt’altro che elegiaca ma affine ad un’angoscia mimetica, che altresì conferma la sua adesione ad un cinema dove gli spazi determinano le azioni (la claustrofobia di Margin Call, l’isolamento nell’immensità di All Is Lost).

Vero noir urbano contemporaneo (ma come? certo, se il passato non passa…) cosciente di venire da lontano, racconta di un giovane imprenditore latinoamericano che si occupa di trasporti e carburante e, mentre cerca di fare il grande salto ed allargarsi, entra nel mirino della malavita che gli ruba i carichi dai camion. Si rivolge, allora, alla famiglia d’origine della moglie, figlia di un criminale di Brooklyn, ma vuole restare nella legalità, benché si stia per chiudere un’indagine sulla sua azienda che si preannuncia fatale.

Nell’anno più violento, un personaggio non può essere onesto, probo, corretto. Per poter assecondare la sua legittima ambizione, deve adeguarsi al clima della città. In linea con il cinema paranoico newhollywoodiano, pone le certezze e i principi del protagonista al crocevia di un mondo che non corrisponde ai suoi ideali, col quale dovrebbe scendere a patti per sopravvivere. Il sotteso moralismo del noir impone che siano proprio le vessazioni e le prepotenze da lui subite le motivazioni per adattarsi al mood, finendo per, appunto, subirne i contraccolpi.

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Attento all’umano, Chandlor ne dichiara la solitudine di fronte al crollo del sistema di riferimento: in un ruolo che sembra emergere dall’asfalto, Oscar Isaac è splendido nel rappresentare un forestiero che, avendo creduto nelle possibilità del Grande Paese, si ritrova a dover fare pace con i suoi sogni disattesi. Perfino in famiglia, come dimostra l’inquietante moglie Jessica Chastain, davvero oscura ed ambigua coi suoi tratti così limpidamente americani, vero angelo del male.

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