Il piano di Maggie | Recensione

IL PIANO DI MAGGIE (MAGGIE’S PLAN, U.S.A., 2016) di Rebecca Miller, con Greta Greswig, Ethan Hawke, Julianne Moore, Bill Hader, Travis Fimmel, Maya Rudolph. Commedia. ***

Maggie’s Plan esce nelle sale italiane con l’imbarazzante sottotitolo A cosa servono gli uomini e non voglio soffermarmi oltre. Imporre una lettura banalmente femminista al film ne limita altre, forse più interessanti.

Film-ossimoro, è la storia di una giovane donna dal passato familiare travagliato ma sereno che, sul punto di inseminarsi artificialmente con lo sperma dell’aitante ex compagno di college ora dedito al business dei sottaceti, consuma con un professore di antropologia fitcocritica con famiglia disfunzionale dominata da un’inquietante moglie in carriera. Dopo tre anni, il suo piano esistenziale si scontra con l’evidenza della crisi: come uscirne se non con un altro piano ed improbabili alleanze?

Quello che formalmente è un lavoro coerente con gli stilemi della produzione indie americana, alla messinscena intima di un mondo pieno di insicurezze le cui problematiche sono osservate dall’interno con partecipazione emotiva e distacco hipster, è anche una commedia intellettuale che inevitabilmente si pone come una propaggine contemporanea dell’universo alleniano.

È soprattutto una questione di luoghi: New York è un malinconico microcosmo di buffe tragedie consumate al sole pallido dell’autunno e comunque risolvibili, quando fa freddo o non si sa dove andare, negli interni accoglienti delle case amiche.

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Il cielo improvvisamente azzurro è la cesura tra il sereno smarrimento di Maggie nella prima parte e lo sballottamento emotivo che ne caratterizza la seconda, con la neve che cade, lontano da New York, per schiarire le idee dei corpi congelati. E nel finale sul ghiaccio il cerchio si chiude nel precario equilibrio di chi ci pattina sopra, sulle note di un tenue e rilassante giro di jazz.

Ma è anche un film sulla manipolazione delle vite, sugli affetti resi elementi di un discorso teorico, sui romanzi che non vanno scritti perché qualcuno deve pur pensare a teorizzare ciò che accade, sulla misteriosa incidenza del fato nelle vite di chi ha scelto la lucidità della ragione.

Come una burattinaia, Rebecca Miller fa danzare nel buio i suoi pupazzi che decidono di riappropriarsi dei propri destini a costo di contraddire le regole auree dei lieti fini sentimentali. Perciò è pure un film sulla matematica: è talmente bella che è impossibile conoscerla e comprenderla fino in fondo, come la vita con le sue combinazioni mai improvvise.

Cast intonatissimo: Greta Gerswig conferma la sua preziosa singolarità, bravissimo Ethan Hawke come sgualcito (in)coerente, Julianne Moore sempre magistralmente sul filo della caricatura.

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