La signora del venerdì | Howard Hawks (1940)

L’impareggiabile Rosalind Russell, nell’apogeo dell’overlapping dialogue (libero remake di Prima pagina, che sarà ulteriormente rifatto da Billy Wilder), è una rampante giornalista divorziata dal suo direttore Cary Grant che salva un uomo ingiustamente condannato a morte e contestualmente ricompone il matrimonio con l’ex marito (nella sceneggiatura ci ha messo lo zampino il prolifico Ben Hecht, già autore del fondamentale Partita a quattro).

Il film inizia con Russell intenta a presentare all’ex marito Grant il suo promesso sposo Ralph Bellamy, un mite assicuratore del tutto opaco ma garante d’una felicità domestica che l’avventuroso Grant non sa darle.

È chiaro: Grant ama ancora Russell ed è riamato e il duplice obiettivo dell’uomo è il suo talento di scrittrice e l’ammissione che lei ha bisogno di lui, ma la recita che lui mette in piedi per ottenere ciò che vuole è unicamente a beneficio di Russell ed è qualcosa che solo lei è in grado di apprezzare.

Vale a dire: si conoscono talmente bene da sottintendere che la recita del triangolo è funzionale alla felicità che infine devono meritarsi (come in Scandalo a Filadelfia). L’intesa tra i due ex è evidente: la redazione è il loro ambiente domestico, i gesti e le battute che si scambiano appartengono alla loro sfera intima, la velocità dello speech è un po’ il loro linguaggio specifico.

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Ciò che Grant propone a Russell è l’avventura di uno scoop («l’evasione dei tuoi sogni»), dando così alla donna la possibilità di rivendicare la propria autoaffermazione nel mondo del lavoro. Le travagliate vicende lavorative (le conseguenze dello scoop rivelano i tristi destini delle vittime di un sistema corrotto) procedono di pari passo con quelle sentimentali al punto che il film si conclude con Grant colto nell’esercizio del suo lavoro di direttore e Russell che batte a macchina l’articolo della sua consacrazione come cronista.

Lei non può fare a meno di lui e viceversa lui ha bisogno di lei come compagna di vita, l’uno riconosce nell’altra la stessa accettazione della crudeltà del mondo e così il matrimonio può riprendere come prima e meglio di prima. Russell capisce che l’intesa professionale con Grant è inevitabilmente legata all’amore che li lega.

In questi termini, la subordinazione non implica necessariamente una sottomissione, benché l’intento romantico tenda a collocarla in una posizione di apparente dipendenza rispetto all’istituzione matrimoniale.

Ma poiché la reporter Russell ha la stessa fame di scoop dei colleghi maschi e finisce davvero per portare a casa la notizia, l’ambizione della sofisticata eroina appare non tanto il matrimonio in sé per sé (altrimenti sposerebbe davvero il quieto Bellamy), bensì un matrimonio alla pari. Magistrale regia di Hawks, immensa Russell, eccellente Grant. Rivisto e corretto da Billy Wilder con Prima pagina.

LA SIGNORA DEL VENERDÌ (HIS GIRL FRIDAY, U.S.A., 1940) di Howard Hawks, con Rosalind Russell, Cary Grant, Ralph Bellamy. Commedia. ****

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