Alla ricerca di Dory | Recensione

ALLA RICERCA DI DORY (FINDING DORY, U.S.A., 2016) di Andrew Stanton. Animazione commedia avventura. ***

Ci si ricordava che Dory soffrisse di perdita di memoria a breve termine, ma non che ne soffrisse così tanto. Costruire un film sul vuoto da riempire è l’ennesima sfida che la Pixar sottopone al pubblico trasversale e stratificato della sua produzione.

Benché appartenga al suo filone meno drammatico e più rivolto all’intrattenimento familiare, Alla ricerca di Dory tende tanto all’obiettivo rasserenante, tipicamente disneyano, del ricongiungimento (la terna «soccorso, riabilitazione, liberazione», mantra del parco oceanografico in cui finiscono i protagonisti, è una dichiarazione d’intenti) quanto alla dimensione autoriflessiva di un cinema consapevole del proprio ruolo.

Ricalcando la formula vincente dei migliori sequel (espandere un universo narrativo riproponendo le coordinate del film d’origine: una sorta di remake intelligente, insomma), Alla ricerca di Dory è l’avventura della crescita: un pesce che cerca i genitori smarriti attraverso una serie di flash, lampi improvvisi e imprevisti di dolore sedimentato sotto la follia apparente, si mette in viaggio verso una meta che potrebbe dimenticare da un momento all’altro.

La scoperta del nido (la voce del parco nella versione originale è di Sigourney Weaver, voce narrante di molti documentari sulla natura, ma nella versione italiana è, con bizzarro effetto straniante, di Licia Colò) è l’occasione per conoscere nuovi personaggi (il beluga Bailey, lo squalo balena Destiny), sviluppare un discorso sulla cattività (il mimetico polpo Hank), provare a convivere con un disagio (chi ha perso chi?).

In linea col meraviglioso precedente, il film è una gioia per gli occhi (il mondo sommerso), ora esilarante (la spettacolare parte finale, con una ormai inconsueta ma ingegnosa commistione fra animazione e live action e What a Wonderful World) ora commovente (le conchiglie, i ricordi), un classico istantaneo che ripaga l’attesa di chi, a Natale 2003, era al cinema a vedere Alla ricerca di Nemo (sì, sto parlando di me). Curioso come siano ancora i bambini i peggiori amici dei pesci (le mani nella piscina tattile).

Unforgettable sui titoli di coda è la perfetta chiusa di un film sulle conseguenze della memoria.

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