Perdutamente | Jean Negulesco (1946)

Nella New York che esce dalla grande Depressione, un giovane ed ambizioso violinista di umili origini entra nelle grazie di una ricca e matura signora della Quinta strada che alza spesso il gomito. L’adulterio, sotto gli occhi di tutti, mette a dura prova la donna, che s’illude di poter amare il musicista e s’abbandona all’alcolismo: «bevo all’amore, bevo al tempo in cui eravamo bambine e nessuno ci chiedeva di sposarci».

In questo melodramma all’ennesima potenza gli intermezzi musicali restituiscono il significato originario del genere (musica e parole) e rappresentano il dramma interiore di lei: la musica è il vero amore di lui. Il triangolo la vedrà sconfitta tanto da imporle nell’epilogo marittimo l’ascolto coatto delle note che lui, ormai trionfante, sta suonando nel teatro.

Benché appaia dopo mezz’ora, Joan Croawford s’impossessa del film con gli occhiali che la sfioriscono e i capelli vaporosi al vento, in una stilizzazione spudorata che la rende grande eroina romantica («Hai paura della verità? Io sono il frutto della tua immaginazione!»; «Non ho mai conosciuto il vero amore!»).

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Clamoroso il repertorio di frasi riservatole, tanto nella sua fondamentale dimensione alcolica («Due whisky e un pizzico di pepe!»; «Non le piace il Martini? Bisogna assuefarci il gusto come per Ravel»; «Si dice che chi beve molto sia un vinto» – «O ha sete»; «Rieccoci di nuovo! Solo uno che non beve crede che il caffè serva a far guarire le sbornie») quanto in quella femminista («Sono già stata sposata due volte, una a sedici e una a ventuno anni: il primo era un ragazzo, il secondo l’uomo delle caverne, tra l’uno e l’altro ho dato l’addio alla giovinezza»; «Non so perché ma voi uomini siete così: quando incontrate una donna che vi attrae fate subito progetti su come e quando potete tarparle le ali»; «Gli uomini sono tutti così, vogliono solo comodità e nessuna difficoltà») fino a quella vittimista («Non mi sgridare! Non voglio più essere sgridata!»; «Sono una causa persa, sei la corda del boia per me!»; «A che vale una donna se non interessa nessuno?»; «Alla nostra vita ho attaccato un cartello: “non disturbare”»).

Goduria assoluta per il birignao di Tina Lattanzi, doppiatrice capace di mettere in bocca alla Croawford  “quieeeeete”, “geeeeente”, “scioooocco”, sottolineando ulteriormente la musicalità di questo musical senza canzoni.

PERDUTAMENTE (HUMORESQUE, U.S.A., 1946) di Jean Negulesco, con Joan Crawford, Joh  Garfield, Oscar Levant, J. Carrol Naish. Mélo. ***

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