Ishtar | Elaine May (1987)

Per ringraziare l’amica Elaine May che gli diede più di una mano nel revisionare la densissima sceneggiatura di Reds (peraltro senza farsi accreditare, come erano soliti fare molti altri script doctor di Hollywood, compresi i celebri Carrie Fisher e Luciano Vincenzoni), Warren Beatty – che per l’epopea rivoluzionaria ottenne quell’Oscar come regista che l’aveva definitivamente portato sul tetto del mondo, nonché dato un potere di negoziazione tutt’altro che debole – cercò un progetto per farsi dirigere proprio dalla May e lo trovò con un revival comico-spionistico dei film esotici molto (troppo?) annicinquanta con Bob Hope e Bing Crosby.

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Forte dell’ideuzza che Dustin Hoffman sia lo sciupafemmine anziché lo scontato Beatty, Ishtar fu girato in condizioni assurde, in un arido Marocco in cui la regista creò problemi a tutta la troupe. Nota per aver fatto lievitare a dismisura i budget dei suoi primi film (che però sono due commedie seminali: È ricca, la sposo, l’ammazzo e soprattutto Il rompi cuori, ma anche con Mikey e Nicky ebbe problemi), si mise contro anche Vittorio Storaro, che non è certo il più docile tra i direttori della fotografia.

Conscia del fallimento imminente, la produzione l’abbandonò volontariamente al suo destino sfortunato: ed è infatti uno dei più clamorosi disastri del cinema americano e il primo vero flop del parco Beatty, peraltro successivo ad una serie di trionfi. Gli screzi sul set e in moviola decretarono la fine della lunga amicizia tra il divo e la regista: il primo tornò a lavorare tre anni dopo, la seconda non ha più diretto film da allora.

Solo Dustin Hoffman, altro attore non proprio attivissimo all’epoca (non lavorava dal capolavoro del 1982 Tootsie), seppe uscire indenne grazie alla performance di Rain Man dell’anno dopo, ed è forse quello più cosciente della deriva presa dal film, benché con l’istrionismo tipico degli attori da Metodo alle prese con la commedia. Che, va detto, al di là della cattiva stampa e della sfortuna commerciale, non ha ritmo, accavalla ambizioni nella speranza di rintracciare l’ipotesi di un film che nei fatti c’è solo nel progetto d’origine.

Ha il suo emblema negli occhi di Isabelle Adjani, che sul set ebbe modo di conoscere biblicamente Beatty (avevamo dubbi?): è lo sguardo di chi apparentemente non sa orientarsi nel caos di un film sbagliato, ma che riesce ad imporre la propria immagine in una storia che sin dal titolo convoca quella che nella mitologia babilonese è la dea dell’amore, della fertilità e dell’erotismo.

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Ma più che erotico il film è esotico, e più che d’amore parla di amicizia, sia dentro (Hoffman e Beatty cantanti da strapazzo) che fuori (è pur sempre un lavoro che nasce da un affetto infine ucciso dal cinema stesso). C’è anche Charles Grodin, indimenticato corpo spacca cuori qui chiamato a trasmettere la devastante leggerezza tipica della May, che da questo flop non si è più messa dietro la macchina da presa.

ISHTAR (U.S.A., 1987) di Elaine May, con Warren Beatty, Dustin Hoffman, Isabelle Adjani, Charles Grodin, Jack Weston, Tess Harper, Carol Kane. Commedia avventura. * ½

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