34° Torino Film Festival | Recensione: Wexford Plaza

WEXFORD PLAZA (Canada, 2016) di Joyce Wong con Reid Asselstine, Darrel Gamotin, Ellie Posadas, Francis Melling. Commedia drammatica. ***

Una storia per due punti di vista. Il primo è quello di Betty: una ventenne sovrappeso che vive da sola, cerca l’amore su Tinder e fa l’addetta alla vigilanza di un piccolo centro commerciale. Dove lavora anche Danny, un intrigante barman che, ubriaco, la bacia, illudendola fatalmente.

E il secondo sguardo è proprio quello di Danny, di cui scopriamo le vicende familiari e sentimentali. Due approcci diversi ad una storia vissuta secondo le sensibilità di due figure che, più che essere emarginate, si mantengono ai margini di una società indifferente alle loro sofferenze.

Lei è un corpo acerbo e burroso potenzialmente a disposizione di qualche maniaco sessuale incapace di indagare l’uggia che abita l’involucro. Lui è il figlio del melting pot, mezzo asiatico e mezzo canadese, troppo impreparato a mantenere la ragazza con cui abita in un desolante scantinato.

Al suo debutto, Joyce Wong dimostra di avere una certa attitudine al raccontare i luoghi: non solo i campi lunghi dell’avvilente piazzola in cui più o meno si consuma tutto il presunto amore, luogo di confine e purgatorio dei desideri, ma anche gli interni pastello delle case (piccolo)borghesi, frequentate da Danny nella sua parentesi da venditore porta a porta, in opposizione al caldo buio del suo loculo.

E pure il bar in chiusura e il pub col karaoke, luoghi di una frontiera umana senza possibilità di emancipazione, come la strada che ad un certo punto Betty si spinge a battere in un momento di disperato bisogno d’amore mascherato da avido appetito sessuale.

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Tuttavia, benché al netto d’una durata fortunatamente lesta congeniale ad un piccolo coming of age movie, non sempre regge la struttura biforcata tesa a spiegare molto di ciò che lo spettatore potrebbe ben intuire seguendo una narrazione meno schematica e più allineata allo smarrimento dei suoi antieroi.

Però il film funziona soprattutto perché ha il suo cuore nella luminosa malinconia di Reid Asselstine, in grado di comunicare con empatia l’inadeguatezza di chi si trova nel crinale tra l’adolescenza e la maturità sperduta in una realtà non all’altezza dei suoi sogni.

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