Dieci film per uscire vivi da San Valentino

Ovvero: storie d’amore che finiscono male. Perché a noi l’amore piace solo al cinema. E ci piace quando chi si ama non può stare insieme. Perché l’amore fa schifo. Perciò lo vogliamo tutti.

Avrei potuto scegliere mille film, ho scelto questi cinque (più cinque suggerimenti) semplicemente perché mi devastano.

 

I ponti di Madison County (U.S.A., 1995), di Clint Eastwood, con Meryl Streep, Clint Eastwood.

Francesca, casalinga di origini italiane, rimasta sola a casa, poiché marito e pargoli si sono avviati verso una fiera, conosce un fotografo del National Geographic, Robert, arrivato lì per fotografare i celebri ponti coperti di Madison County. Vivranno quattro giorni intensi e indimenticabili.

«Non voglio aver bisogno di te perché non posso averti» e altre pugnalate al cuore per il più bel film sentimentale degli anni novanta. Crepuscolare amore a termine, straziante resa dei conti con i propri fallimenti, un indimenticabile ultimo incontro sotto la pioggia, lei nel pickup del marito e lui fuori ad aspettare che lei lo raggiunga. Sto piangendo al solo ricordo. Meryl e Clint senza paragoni.

  • E se volete devastarvi di più: recuperate il padre di tutte le storie d’amore a termine, ovvero il classico Breve incontro di David Lean, dove si raccontano i cinque giovedì di due che si innamorano ma non ce la fanno ad essere amanti.

 

La signora della porta accanto (Francia, 1981), di François Truffaut, con Gérard Depardieu, Fanny Ardant, Veronique Silver.

La nuova vicina di casa di Bernard, sposato con prole, è Mathilde, una donna che ha amato anni prima e con la quale ha vissuto una storia turbolenta. Anche lei ammogliata, pare felicemente. Allora perché allora ricominciare a vedersi, ad incontrarsi, a far l’amore?

Narrata da una donna zoppa per un fallito tentato omicidio (indovinate per cosa), è apparentemente una storia banale, in realtà un doloroso, raffinato, crudo, travolgente thriller sulla nostra vita segreta. Amore e morte non sono mai stati così uniti nell’ineluttabile conclusione in cui Ardant e Depardieu scolpiscono nel cuore di noi altri l’antica certezza: «né con te né senza di te».

  • E se volete devastarvi di più: per restare in ambito francese, Un cuore in inverno di Claude Sautet, la storia di un uomo convinto di aver rinunciato all’amore, finché entra in un gioco più grande di lui, cioè l’amore.

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In the Mood for Love (H.K., 2000), di Wong kar Wai, con Tony Leung, Maggie Cheung.

All’inizio degli anni sessanta, mentre Honk Kong si riplasma su un modello occidentale, due vicini di casa scoprono che i rispettivi coniugi li cornificano. Però anche loro si piacciono. Quindi meglio lasciar perdere.

Infuocato melodramma al calor bianco sull’esperienza del tradimento, l’amore come malattia inevitabile e terapia che non cura, attraversato da una coppia di attori malinconici che si lasciano bagnare da una pioggia ineludibile. La canzone di un amore perduto che riaffiora nelle rovine del tempo per eternare la memoria di ciò che poteva essere e mai potrà più.

  • E se volete devastarvi di più: un matrimonio con qualche ombra di troppo è quello tra Charlotte Rampling e Tom Courtneay nel glaciale, traumatico e inesorabile 45 anni di Andrew Haigh.

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L’età dell’innocenza (U.S.A., 1993), di Martin Scorsese, con Daniel Day Lewis, Michelle Pfeiffer, Winona Ryder.

Promesso sposo alla sciocca aristocratica May, il cinico e rampante avvocato Newland s’innamora dell’anticonformista cugina della moglie, Ellen, ad un passo dal divorzio. Il loro amore segreta sembra essere al riparo dalle malelingue. In realtà tutti lo sanno ma tacciono in attesa che lui capisca.

In una superba ed accurata confezione più che mai significante, Scorsese riprende un romanzo di Edith Wharton per parlare dei temi del suo cinema: l’individualismo nel senso di solitudine, la ferocia di un gruppo sociale che respinge il perturbante. Un film devastante, senza via di scampo. Due amanti belli e infelici. Finale da panico: «era divenuta la visione completa di tutto ciò che aveva perduto».

  • E se volete devastarvi di più: vedete il capolavoro a cui s’è ispirato Scorsese, quel Senso di Luchino Visconti con l’immensa Alida Valli, amante tradita che comunque urla all’amato di restare.

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Estate violenta (Italia-Francia, 1959), di Valerio Zurlini, con Eleonora Rossi Drago, Jean-Louis Trintignant, Jaqueline Sassard.

Nell’estate del 1943, a Riccione, il figlio ventenne di un gerarca fascista s’innamora di una vedova di guerra quarantenne un po’ ipocrita e un po’ repressa. Quando scoppia la guerra, si trovano ad un bivio: restare o scappare, la famiglia o il destino?

La consueta attrazione tra una donna matura e un ragazzo giovane trova qui una cornice lancinante. Il bianco e nero di brillante decadente accarezza i corpi accaldati ma frenati, la passione divampa laddove la società impone le sue regole, la Storia accade. Battute struggenti: «Dimmi che domani sarà diverso», «Tu sarai diverso»; «Ho paura che finisca»; «Non so dirtelo, ma ti amo».

  • E se volete devastarvi di più: rivedete un’altra delle poche storie d’amore impossibile del cinema italiano, ossia il capitale Una giornata particolare di Ettore Scola, l’incontro di una casalinga e un omosessuale, emarginati e soli.

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