Recensione: Il diritto di contare

IL DIRITTO DI CONTARE (HIDDEN FIGURES, U.S.A., 2016) di Theodore Melfi, con Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monàe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Mahershala Ali, Glen Powell. Biografico drammatico. ** 1/2

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Il cuore de Il diritto di contare batte nel suo titolo originale. Hidden Figures, infatti, allude proprio alle figure nascoste di una storia nazionale che ha sempre più bisogno di celebrare gli eroi della normalità. La distribuzione italiana ha scelto, non sbagliando del tutto, di focalizzare l’attenzione sulla battaglia civile delle protagoniste, matematiche arruolate dalla Nasa nel periodo della corsa allo spazio.

Con un’operazione abbastanza intelligente, il film prende i cosiddetti due piccioni con una fava: approfondisce un aspetto non molto celebrato nella storia della Nasa, rievocando il frangente in cui la guerra fredda convergeva con l’avventura della scoperta; e mette in scena, ancora una volta, le lotte per i diritti civili degli afroamericani. In più, fa collimare tutto con un semplice discorso sull’emancipazione femminile, diventando una sorta di piccola epopea delle donne nere americane che rivendicano i propri legittimi spazi grazie allo studio e alla ricerca.

La normalità, d’altronde, si manifesta anche nel metodo di lavoro del trio, che, rinunciando agli eccessi di altre beautiful minds viste al cinema, recupera una dimensione quasi operaia del mestiere scientifico, fatta di gesso e lavagna (la madre di famiglia Katherine Johnson, vedova corteggiata da un militare), libri e quaderni (la giovane Mary Jackson che riesce a frequentare lezioni a lei precluse) o autorità e saggezza (Dorothy Vaughan, capo non ufficiale ma operativo).

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Costruito con l’abilità romanzesca tipica di questi biopic sempre doverosamente confinanti con l’agiografia ma ad alto contenuto pedagogico, alla stregua di altri lavori affini per coscienza civile, tasso melodrammatico, spruzzate ironiche e messaggio politico, Il diritto di contare è il grande commiato del cinema hollywoodiano all’America obamiana.

In un cast dominato dalle performance di Octavia Spencer e Taraji P. Henson, vere e proprie star della new wave delle attrici black che ha a capo l’appena oscarizzata Viola Davis e venera Cicely Tyon e Ruby Dee come numi tutelari, quello a farci la miglior figura è Kevin Costner, il buono ed onesto common man della Nasa che distrugge letteralmente i simboli della segregazione con la sensibilità di chi deve incaricarsi l’urgenza di un passaggio storico. Eppure gli uomini restano sullo sfondo , perché il concetto è che senza l’apporto delle donne (nere) nessun uomo (bianco) sarebbe potuto partire.

Tutto molto prevedibile e giusto, calcolato e risolto, ammiccante ed empatico; ma soprattutto tutto molto americano, uno di quei film(oni) che oltreoceano chiamano “cheers”, un “inspiring movie” che si rifugia nella confezione nostalgica del passato per parlare ad un pubblico contemporaneo (un esempio: The Help).

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