Recensione: La bella e la bestia

LA BELLA E LA BESTIA (BEAUTY AND THE BEAST, U.S.A., 2017) di Bill Condon, con Emma Watson, Dan Stevens, Kevin Kline, Luke Evans, Ewan McGregor, Ian McKellen, Emma Thompson, Stanley Tucci, Audra McDonald, Josh Gad, Gugu Mbatha-Raw. Musical sentimentale. ***

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Prima dell’avvento delle videocassette, quindi della possibilità della fruizione domestica, i lungometraggi disneyani venivano ciclicamente riproposti nelle sale per incontrare un pubblico infantile ovviamente rinnovato, permettendo così alla generazione che li aveva visti in gioventù di portare al cinema la generazione successiva.

Quest’idea, da accreditate al patron Walt, è a suo modo esplosa con l’home video, in quanto consumo collettivo, duraturo ed aggiornato, ma si è naturalmente logorata per la diversa affezione alla sala cinematografica degli spettatori contemporanei.

Come a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, la stagione della golden age televisiva che impigrì il pubblico al godimento del film al cinema, il principale problema di oggi (curiosamente un’altra golden age, più delle possibilità date dalla narrazione televisiva che dal mezzo in sé) resta una proposta cinematografica che sia alternativa ed esclusiva, qualcosa che valga il cosiddetto “prezzo del biglietto”.

A questo punto, per chiudere il gioco dei parallelismi, bisogna ritornare sempre al fondatore, che individuò nel grande spettacolo tecnologico il film ideale per riallacciare la connessione sentimentale col pubblico disperso: Mary Poppins, per intenderci.

Al quarto remake live-action di un cartoon Disney, è forse giunto il momento di tirare un po’ le somme dell’ambizioso – e a quanto pare inesauribile – progetto che ha ridato linfa alla major. Ed inserirlo nella doppia prospettiva di cui sopra: proporre ad un pubblico nuovo la magia della favola senza tempo e uno spettacolo gigantesco che non può vedere altrove. In più, la grande costante del cinema americano contemporaneo: la vocazione alla nostalgia, perché il pubblico ideale de La bella e la bestia è quello cresciuto con il film d’animazione.

Bill Condon, che è un regista di scafata eleganza, non tradisce alcuna aspettativa: il film è esattamente ciò che ti aspetti, un ricalco fedele, devoto, rassicurante del primo cartone candidato all’Oscar per il miglior film. È un dettaglio importante non fosse altro che quel film è la punta di diamante della golden age disneyana: se nostalgia deve essere, allora che sia del meglio.

La bella e la bestia è un puro musical, forse il più compiuto della ditta, e si fonda sulla contrapposizione tra massa e singolo, ora in quanto moltitudine ostile al corpo estraneo (il pindarico numero iniziale, con una sospetta citazione di Tutti insieme appassionatamente) ora coralità che sostiene l’individuo (tutti gli interventi degli oggetti, compreso il celebre Stia con noi, acclamato omaggio alle fantastiche geometrie di Bubsy Berkeley).

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Sotto il musical, Condon sottolinea, pur senza eccedere, la leggera dimensione angosciosa della sceneggiatura, sfruttando bene l’introduzione della misteriosa e demiurgica Agata e legandosi più alle malinconiche tristezze del passato di Cenerentola (le analogie con le sofferenze per i lutti infantili) che alle vane giustificazioni di Maleficient (la cattiveria non va spiegata).

Alla pari de Il libro della giungla, il livello degli effetti speciali è impressionante ed Emma Watson finisce addirittura per essere l’elemento meno convincente quando è a contatto con gli oggetti (da citare almeno la Mrs. Bric di Emma Thompson e la guardarobiera soprano Audra McDonald). Ai quali è riservato un momento abbastanza memorabile nel prefinale, quando cade l’ultimo petalo della rosa e per un attimo si pietrificano.

Uno di quei momenti assenti nel film del 1991 e che da una parte arricchiscono – e allungano – il nuovo film di suggestioni adulte che non sarebbero dispiaciute a Jean Cocteau (che poi, alla fine, resta colui che ha più influenzato la storia) e dall’altra lasciano solo immaginare che film sarebbe potuto essere con un pizzico in più di coraggio, una maggiore autonomia espressiva, qualche follia in più.

Eppure a cosa sarebbe servito? Il progetto non è proprio quello di rifare i classici? Cos’è un classico (no, non citerò Calvino)? E allora La bella e la bestia è un film perfetto, che fa il suo come previsto e va bene così. Però il ballo era più bello nel cartoon.

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