Recensione: Piccoli crimini coniugali

PICCOLI CRIMINI CONIUGALI (Italia, 2017) di Alex Infascelli, con Sergio Castellitto, Margherita Buy. Drammatico. ** 1/2

Risultati immagini per piccoli crimini coniugali film

Da almeno un ventennio, assieme ad un altro paio di colleghi, Sergio Castellitto e Margherita Buy sono i campioni del cinema medio d’autore, talmente forti da incaricarsi del peso emotivo di un intero film (con l’eccezione di Caterina va in città, l’unicum precedente). In realtà il medio d’autore non è nemmeno un genere ma in Italia ha una sua particolarità legata ad un certo repertorio tematico, alle professionalità spesso coinvolte, al pubblico specifico a cui si rivolge.

Da un bel po’ di anni a questa parte, questo non-genere ha dovuto ridimensionare le proprie ambizioni già di per sé assai timide e sempre tese al conseguimento di rassicuranti obiettivi, a fronte di incassi modesti ma soprattutto a causa del monotono grigiore di certi prodotti della covata.

Piccoli crimini coniugali rappresenta anzitutto una ghiotta ed importante occasione per i due attori: Castellitto, ormai sempre più regista, trova un qualche successo solo in televisione (si vedano i flop Alza la testa, Tris di donne e abiti nuziali, La buca), sia sotto l’ala rassicurante della Rai che nell’orbita più audace di Sky; Buy, unica attrice del genere ad assicurare ancora un riscontro dignitoso al botteghino (Viaggio sola, Io e lei, Mia madre), deve continuamente emanciparsi dal cliché della nevrotica borghese che tuttavia non pratica da parecchio.

L’operazione di rifondazione del loro status è dovuta ad Alex Infascelli, tornato al cinema di finzione dopo l’inatteso successo del documentario S Is For Stanley, che nel mettere in scena un progetto lungamente accarezzato non nega di puntare abbastanza in alto. La storia, tratta dalla pièce di Éric-Emmanuel Schmitt ci interessa relativamente: uno scrittore colpito da amnesia rientra in casa dopo un ricovero ospedaliero in compagnia della moglie, che l’aiuta a ricostruire la memoria perduta.

È evidente già dall’incipit, il silenzioso tragitto in automobile per le vie dell’Eur, invaso da concitate percussioni, che nel loro rapporto qualcosa non quadra. Lo stesso titolo lascia intendere quanto la trama sia un pretesto per misurare la tensione esercitata da corpi refrattari a se stessi ed accolti in un ambiente ostile. Le prime sequenze domestiche, negli interni moderni ed inospitali, permettono ad Infascelli di individuare proprio nella casa il luogo di un massacro ambiguo.

C’è una valigia piazzata all’ingresso, segno di una partenza o di un ritorno; c’è il fuoco a comando di un camino elettrico, come a voler dominare ogni cosa; c’è un tavolo di vetro in cui specchiarsi mentre si mangia, per non sentirsi soli; c’è un cassetto che non si apre, referente della memoria chiusa; c’è una poltrona dalla molla rumorosa, così ci si ricorda d’esser ancora vivi.

Tutto reca il senso di un’incomprensione irreversibile e quando la memoria (perduta? ritrovata? negata? rivissuta? interpretata?) porta i coniugi al ricordo del primo incontro (un replay? un remix? un revival? un rewind?) la casa cupa si illumina del chiarore di un rinnovato contatto, una nuova empatia, un’impossibile felicità.

Risultati immagini per piccoli crimini coniugali film

Girato in poco più di due settimane, il film s’inserisce nel filone carnage nostrano con lo scopo di sabotarlo, non solo attingendo a moloch come Albee e Bergman ma anche cercando parallelamente il lato oscuro delle convenzioni dei film di cui i due attori sono massimi rappresentanti. In questo senso Buy, che – complici i frequenti cambi d’abito – recupera l’inafferrabile candore degli esordi, e Castellitto, smisurato nella sottrazione mastroianeggiante, sono perfetti pure nell’overacting a cui talvolta s’abbandonano.

Lo scafatissimo Infascelli (produttore, montatore, musicista e sceneggiatore con la rampante Francesca Manieri) vuole avvicinarsi alla new wave contemporanea italiana  (Mainetti, De Angelis, Giovannesi, Rovere, Sibilia) battendo vie ardimentose nell’ambito di schemi usurati o a noi inconsueti. Sotto la sua guida, il dramma borghese della chiacchiera vira in nero, scopre il giallo, s’improvvisa thriller, finisce in noir, ipotizza l’horror. Diventa genere.

L’ambizione è quella di presentare un prodotto finalmente europeo, esportabile, secondo codici comprensibili fuori dal nostro orticello. Tanto ammirevole nelle intenzioni e in certi passaggi quanto discutibile nella visione generale, perché la narrazione s’incarta su se stessa in giri a vuoto che vanno a discapito del ritmo, lasciando il gioco al massacro sulla superficie intellettuale della parola assertiva. Come la ferita sulla testa di Castellitto, è un grumo di sangue rappreso che non trova davvero il coraggio di sgorgare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...