Il tesoro dell’Africa | John Huston (1953)

L’ultimo incontro cinematografico tra Humphrey Bogart e John Huston si svolge nell’incantevole Rapallo ed è come uno di quei racconti da dopopranzo, in cui gli amici, seduti in poltrona a sorseggiare amari e liquori, inventano aneddoti bizzarri o ricordano esperienze curiose, tutto filtrato dall’alcol che si incanala nelle vene alterando la prospettiva, la visione, lo spirito.

Sulla scia de La regina d’Africa, Il tesoro dell’Africa è il ripensamento in chiave ironica del genere avventuroso; anzi, è proprio una parodia del noir, il luogo in cui Bogart e Huston regnavano con stoica nonchalance. Una follia parodica che va letta sempre al contrario, eliminando dapprincipio l’ipotesi di serietà che un plot simile avrebbe imposto altrove. Più del gigionissimo protagonista e di una Jennifer Jones spaesata ma tutto sommato abbastanza divertita, le chiavi per entrare nel mondo assurdo del film sono Gina Lollobrigida e i quattro cattivi.

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Nel suo periodo di massima gloria, la Lollo (che non si fa doppiare) è svalvolatissima e perciò, chissà quanto volontariamente, coerente col clima rilassato da cazzeggio alcolico che questo film suggerisce continuamente. D’altro canto, nel quartetto antagonista non si può non segnalare il mastodontico Peter Lorre che ebbe la genialata di ossigenarsi i capelli, ispirato dalla capigliatura dello sceneggiatore Truman Capote (ebbene sì).

E proprio la sceneggiatura gli mette in bocca battute un po’ così: «Gli svizzeri lo fabbricano. Gli italiani lo sprecano. I francesi lo mettono da parte. Gli americani lo venerano. Ma il tempo è un truffatore». Inoltre, la puntata araba in cui Bogart parla di Rita Hayworth è un esilarante momento metacinematografico. Ci sarebbe anche una storia, due coppie e alcuni gangster che vogliono andare in Africa per procurarsi uranio impoverito da contrabbandare, ma è un dettaglio.

IL TESORO DELL’AFRICA (BEAT THE DEVIL, G.B.-Italia, 1953), di John Huston, con Humphrey Bogart, Jennifer Jones, Gina Lollobrigida, Peter Lorre, Robert Morley, Edward Underdown. Commedia avventura. ***

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